14/03/11 21:17
West Georgia
"Hey".
"Sono in bagno".
Entra senza togliersi il cappotto.
"Devo dirti una cosa importante".
Mette la testa sotto il livello della schiuma, i pensieri gorgogliano nei tubi.
"Potresti anche ascoltarmi".
"Potresti anche bussare".
Disegna la sua frase nella condensa sullo specchio e decide di aspettarla in cucina.
"Hai lasciato la porta aperta, quasi congelavo".
"Troppo vapore non ti fa bene".
"Troppe cose non mi fanno bene"
La stringe a sé ancora avvolta nell'accappatoio bagnato.
"Che cosa mi volevi dire?".
"Niente di importante".
"Dimmelo".
"Vatti ad asciugare i capelli, prima".
Fa due piccole porzioni dello spezzatino con le patate pronto da scaldare e le mette nel frigorifero.
"Anche io ti amo" gli sussurra lasciandogli cadere una ciocca fredda sulla guancia
"Però non ti sei asciugata i capelli".
08/02/11 11:03
Robson Square
"Ti ho portato un regalo".
"Fa vedere".
Trattiene il cartoccio tra le mani: "No".
La guarda fisso negli occhi, poi li alza e li ributta nel suo udon. Mangia.
"C'è un bel sole, vero, oggi?".
"Già".
"Sei arrabbiato?".
"No".
Continua a mangiare, la faccia immersa nel cartone caldo.
Una ragazza bionda suona la chitarra e canta Creep, l'aria profuma di erba, il fumo si gonfia nel pulviscolo illuminato dal sole.
Saltella un paio di gradini più in basso, la faccia all'altezza delle sue ginocchia. Fissa lo spazio tra le sue sopracciglia, la fossa di due rughe intente. Vorrebbe baciarle, per distenderle.
"Lo so che è un brutto periodo, scusami".
Alza un attimo lo sguardo verso di lei, fa un ultimo boccone e appoggia gli avanzi sul gradino.
"Me lo fai vedere il regalo?".
"E' una cosa stupida".
"Non importa".
"Abbracci gratuiti!" grida una donna in fondo alla scalinata. Si ricordano di quando si sono incontrati. Finisce di scartare il regalo, lo guarda silenzioso.
Sorride e lei sente di nuovo la fame.
"Ti amo sempre".
"Comunque".
"Comunque". E la trascina dentro un abbraccio che gli preme lo sterno.
"Abbracci gratuiti!" grida una donna in fondo alla scalinata.
29/12/10 00:28
Lost Lagoon
"E' che sono stanca. Forse non ti sopporto più."
Guarda un sasso da vicino, ne studia le imperfezioni con l'indice.
"Sì, mi soffochi. Come una coperta sulla faccia. No, come una valanga".
Si bagna il dito con la saliva e disegna una faccia sul lato più liscio del sasso.
"Perché non mi guardi?"
Le concede un'occhiata, inspira.
"Dovresti dire qualcosa."
Gli prende il sasso dalla mano, lo lancia nello stagno. Per poco non prende un cigno.
"Credevo di averti stancato."
"Lo so."
Gli appoggia la testa tra le scapole, gli stringe la pancia con le braccia.
Trattiene il fiato, uno di quegli uccelli neri si è buttato sott'acqua, non respira finché non lo vede riemergere.
"Hai ragione."
"Cosa?"
"Soffocare. Non è piacevole."
Lo lascia andare.
Gli viene in mente la canzone di una pubblicità. Deve comprare il detersivo. Delle birre. Stanno facendo tardi.
"Era solo una metafora."
"Lo so."
"Ti amo."
"Anche io."
"Lo so."
04/12/10 11:06
False creek
"Comincio a essere irrequieta".
"Che cosa vuoi ancora?".
"Niente".
Si ferma a guardare un mulinello d'acqua. Si chiede se ci sono state trote, un tempo.
Torna indietro, la abbraccia stringendole la testa sotto l'ascella.
La lana del cappotto punge.
Gli piacerebbe andare in canoa un giorno o l'altro. La lascia andare.
"Che palle".
"Ti amo".
"Anche io".


