Farewell
E' tempo di tornare. Cosi' piena da sentirmi vuota.
E Barbie Goretex indossa un pagliaccetto rosa shocking con gli Ugly Boots.
Mi manchera', gia' lo so.
con qualcosa di fragile come le storie passate:
forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me...
La citta' piu' vivibile al mondo
“Ma e’ davvero cosi’?” mi chiedono in molti.
Ecco:
- posto che sono convinta che la task force dell’Economist Intelligence Unit fosse composta solo da uomini allergici al sole e convinti che Dolce e Gabbana siano i cugini pasticceri di Gordon Ramsey
- posto che non e’ che io abbia esperienza di molte citta’ presenti nella classifica
- posto che vivibilita’ non e’ necessariamente sinonimo di felicita’
Insomma, detto questo, si’: lo studio ha ragione. Questa citta’ che ho tanto amorevolmente vituperato e sfottuto ha davvero qualcosa di speciale.
Sulla lingua e sul pensiero
Le parole creano, danno forme, le parole sono azioni con effetti anche nel mondo immateriale: sogno, persuasione, sprone, potere. Noi viviamo immersi in un mondo di parole. E’ con le parole che costruiamo i nostri pensieri: anche quando si tratta di calcoli e teoremi, non puoi scappare dalle parole. E la lingua che usiamo non puo’ non avere un effetto su cosa diciamo e come pensiamo e, chissa’, forse, anche su cosa pensiamo.
E cosi’ negli ultimi mesi a Raincouver si registrano casi di difficolta’ con i tempi verbali: l’uso dell’ausiliare essere puo’ diventare una fastidiosa alternativa al comodo, ecumenico e rassicurante avere.
Anche le preposizioni hanno qualche difficolta’: “Sono su Robson, sono li’ in cinque minuti”. Se qualcuno mi ha mai sentito dire: “Sono su Buenos Aires”, gli offro un un tall latte double caramel.
Credo che una pietra del Colosseo sia caduta quando, scrivendo questo blog, ho dovuto cercare sul vocabolario una parola italiana. Volevo dire effimero e mi veniva solo fleet, che tra l'altro ha anche un significato piu’ povero (certo, se mi fosse venuto ephemeral non avrei avuto problemi).
Un capello, del resto, sono sicura sia caduto a un amico in visita qui quando gli ho detto: “Vai avanti un blocco e l’ostello e’ sulla tua destra”. Io vivo a Legolandia, non lo sapevate?
Ieri volevo spiegare un fastidioso trabocchetto psicologico in cui cadiamo spesso noi fanciulle: self questioning, per farla breve. E invece mi e’ toccato fare un riassunto di tutta la vicenda del pozzo. E anche adesso, confesso, avrei voluto usare affect almeno in un paio di situazioni.
Non che la cosa mi spaventi, per carita’. Mi chiedo solo quando l’inglese iniziera’ a semplificarmi i pensieri, oltre che le espressioni. Quando le mie rimuginazioni saranno composte da piccoli elementi giustapposti, quando le mie paranoie potranno essere espresse tutte da un solo verbo e quattro preposizioni, quando le subordinate saranno un ricordo lontano (che poi subordinate fa cosi’ politically incorrect) e mi saro’ dimenticata del pozzo nel mio monotono self questioning...
Ecco, allora, saro’ almeno piu’ felice? O sara’ come vivere tutta la vita con un delizioso little black dress e una scatola di accessori colorati?
Sul tetto
Oggi fa davvero caldo. Sul tetto il sole batte violento, il cielo è azzurro scottato, e spicca alto sopra le punte più alte dei palazzi. Dal pavimento sembrano alzarsi delle onde di calore morbide.
Prendo il portatile e assecondo la voglia di scrivere, tornata al risveglio come un sole, come una benedizione. Dalla casa di fronte qualcuno urla, il semaforo avvisa i passanti che è ora di attraversare con il suo suono da tacchino digitale, alcuni clacson lontani mi fanno chiedere dove sono. Sono ancora qui?
Orsi e ricorsi
Oggi Mike ci ha raccontato di aver visto un orso sulla soglia di casa. Ha portato fuori la spazzatura ieri sera. Pare che questo attiri il grosso animale, oltre a sollevare un fastidioso olezzo di won ton per tutta la via, l'ha redarguito il vicino. Del resto che ne sa Mike di orsi? Mike viene dalla Malesia e le tigri, lì, certo, non si abbassano a frugare nella spazzatura.
Sulle scuole private
Di fronte al mio ufficio c'e' una scuola privata. I ragazzi arrivano con il mio stesso bus, a volte in taxi.
Ieri alla fermata due studenti sui sedici anni mi hanno chiesto come si fa lo spelling della parola TUTOR.
E io che credevo che il sistema scolastico italiano facesse acqua da tutte le parti...
Dolcenera mood
Stamattina il cielo era terso del profumo del giorno dopo il temporale. Eppure non abbiamo avuto temporali recentemente. Mi chiedo se ce ne siano, qui, di temporali. Mi chiedo se si accumuli abbastanza caldo, se l’energia si arrabbi a sufficienza qui nella terra dove tutto e’ cool, dove la gente sta in fila per il bus, le commesse sorridono sempre; dove solo gli ubriachi piangono per strada o gridano alle automobili che passano, corrette, nella loro corsia.
Mi piace bagnarmi del primo temporale della stagione, correre a cercare riparo sotto i cornicioni, sentire l’odore della polvere che sale a pizzicare il naso. La pioggia tiepida che scroscia forte ti ricorda quanto e’ importante risvegliarti alla vita, liberare la pelle nonostante i brividi di freddo. Il fulmine cade come un monito inaspettato a essere piccoli e insieme potenti. La corsa ti rammenta che sei parte del fracasso e della paura. E se ne sei parte, allora, da cosa fuggi? Che cosa temi?
La solidarietà ai tempi dell'influenza suina
Come tu mi vuoi
The office
Nel mio ufficio siamo in due, Amir e io. Amir e' un gran lavoratore, parla molto al telefono e non si fa troppi problemi con i flussi di aria in uscita dal suo corpo. Di solito e' molto cordiale, ma a volte ha degli scatti d'ira preoccupanti. Oggi, per esempio, ha dato su tutte le furie perche' non gli piace l'immagine Captcha che usiamo nei commenti del nostro blog. Oddio, anche a me da' sui nervi dover passare una visita oculistica ogni volta che voglio commentare, ma l'alternativa e' avere quintali di spam (cosa per cui ha dato su tutte le furie mezzora prima, del resto). Mi ha chiesto di trovare una soluzione alternativa, o almeno di mettere delle immagini piu' belle. Pensavo al sedere di donne famose, o a quello del suo giocatore di hockey preferito. Chissa' che non si plachi.
Jason
Famiglia
Barbie Goretex (tm) - il seguito
Oggi è una bella giornata, il sole è caldo, il vento appena fresco solletica i gabbiani nel cielo azzurro. Oggi è primavera e ho voglia di cantare e ballare. Oggi è estate nell'armadio e nel mio cuore che scoppia di sole.
E oggi Barbie Goretex (tm) alla fermata del bus indossa trench e stivali di camoscio.
Elegy danced in a country churchyard
Dica trentatré
Lelainy si è fermata e Eboli
Ho peccato. Sono stata censurata. E così ho cancellato l'ultimo post.
Forse ci sto prendendo troppo gusto col realismo, o con la satira. Ma vado avanti, innocue suggestioni. Oggi sono andata in spiaggia: il mare era di piombo, con piccoli squarci disegnati da candele romane impazzite. Le anatre galleggiavano, immobili come di legno. Un matto mangiava felafel sulla panchina, e io di fianco a lui cantavo senza voce una vecchia canzone: fioritura. Qualche albero lungo la strada, sì, qualcuno comincia a fiorire poco più in là.
I bei vecchi tempi del dark underground
Le canadesi sono di goretex (tm)
Fermata dell'autobus. Esterno giorno, Nord Vancouver.
Io. Con la giacca da neve, gli stivali di gomma, il cappello, il cappuccio e l'ombrello in 5 minuti mi inzuppo come un savoiardo nel marsala, starnutisco diciotto volte, mi rompo un'unghia cercando di non bagnarmi mentre tolgo il biglietto dalla tasca esterna della borsa, prendo la scossa con le cuffiette dell'ipod e inizio a trasfigurarmi in un Jackson Five dopo una seduta al bagno turco.
Lei. Con ballerine senza calze, giacchetta di lana, niente ombrello o qualsivoglia copricapo fa due telefonate senza subire ritorsioni elettromagnetiche, ricarica il cellulare leggendo il codice da uno scontrino che nel mio universo (a 2 metri da lei) si sarebbe già dissolto come un messaggio senza bottiglia, beve acqua vitaminizzata da una boccia di soluzione salina senza smettere di sorridere e sale sull'autobus carezzandosi i capelli biondi, liscia come Barbie Salone di Bellezza.
Sogno o son desta?
Ieri sera mi sono addormentata con l'angoscia di Changeling nel cuore. Deve aver avuto una funzione catartica: ho fatto un sogno bellissimo, una scalata che mi portava da una grotta fredda ad una cima verde di erba, sole caldo, ragazze in bikini e enormi stelle alpine viola.
Scalata, erba, fiori, colore viola pare che indichino successo, felicità e un bell'amore in arrivo. Non sono riuscita a scoprire cosa significa il bikini, ma ho preso tutto questo come un messaggio di incoraggiamento e sono uscita a fare shopping, la vera e unica missione impossibile per un' italiana in Canadà. Ovviamente ho seguito pedissequamente la via tracciata dal sogno, a partire dal bikini. Di seguito le riflessioni emerse.
Elemento onirico n. 1: il bikini
Non illuderti se con un costume da 135 dollari in un camerino di lusso appari come una dea scolpita nel marmo; dopo un quarto d'ora, con un bikini da 75 nei camerini di Gap, tornerai a sembrare un barbapapà cesellato nella burrata.
Elemento onirico n.2: il viola
Se in natura non esistono stelle alpine viola non si può trovare una maglia color stella alpina viola da Zara. Però con un po' di pazienza puoi trovare 3 maglie color pervinca e comprarle tutte, che non si sa mai.
Elemento onirico n.3: il successo
La fortuna si manifesta in modi che non immagini. Se trovi il vestito che desideri da un mese e scopri che l'unico rimasto della tua taglia ha la zip rotta, forse troverai un vestito più bello dopo. O forse no e deciderai di consolare la tristezza andando in piscina. E sarà chiusa. E allora deciderai di tornare a casa a fare un bagno caldo e avrai un calo di pressione uscendo dalla vasca e, cadendo, ti slogherai una caviglia. Ma poi la tua coinquilina messicana metterà un po' di musica. Ma sarà Ramazzotti. In italiano. E allora cercherai l'oblio nella compagnia degli amici e in tanto alcol. E allora...
TBC
Un guru è solo un guru
Il mio guru mi ha lasciato ancora una volta con tanti pensieri e poche certezze. Credo che smetterò di leggere l'oroscopo di un guru e iniziarò con quello di Famiglia Cristiana.
Avevo appena scritto di essermi finalmente creata una bella comfort zone e lui cosa fa? Mi suggerisce di rischiare.
G: Allez allez. Lascia sta benedetta comfort zone e vai verso la frontiera, su piccola pusillanime.
L: No ma sei sicuro, Guru? Ché io starei anche un po' qui tranquilla sull'amaca a godermi il sole...
G: Eddai Lely, sei a Raincouver, ci sono 6 gradi e pioverà per il resto dei secoli, muovi quelle chiappe.
L: Eh, hai mica torto Guru, 'sta amaca fa acqua da tutte le parti e comincio ad avere un po' di mal di mare.
G: Brava.
L: Ok, allora io andrei... cioè, se lo dici tu. Che faccio, mi butto?
G: Ma sì buttati, sai che è più saggio rischiare tutto, no? Vai vai.
L: Vabbe' vado, ché insomma... ho pure finito di leggere Vogue e non è che ci sia tanto da fare da 'ste parti.
G: Oh, così mi piaci. Sbrigati, vai! Lasciami Vogue, però.
L: Sì. C'è un pezzo su un fotografo californiano che secondo me ti piacerà.
G: Dà un po' qua, fa vedere.
L: Vabbe' Guru, allora io andrei a dare un'occhiata a quel precipizio laggiù. Ci vediamo mercoledì prossimo, ok?
...
G: Hey Lely, aspetta!
L: Che c'è Guru?
G: Cioè, io ti dico di rischiare, però occhio: non metterti a fare cazzate, occhio a non beccarti qualche proiettile vagante, che con 'sta storia delle gang questa città non è più così sicura. E poi basta con questi desideri eccessivi, vorrai mica buttarti così ciecamente in un mare sconosciuto? La testa, Lely, usa la testa.
L: Oh Guru, ma fammi capire, devo rischiare o no?
G: Certo! Rischiare, rischiare sempre!
L: Sì ma se poi va male? E se il rischio non vale? E poi, Guru, io mica lo so qual è la roccia da cui voglio saltare. Magari quella rossastra laggiù o forse lo scoglio più in là. O forse dovrei stare qui. Forse sì, un tuffetto dall'amaca nella pozzanghera potrebbe bastare. Guru, dimmi qualcosa tu! Che cosa mi aspetta oltre quella roccia? E se mi tuffo dall'altra? Dici che è uno di quei rischi folli? O forse il vero pericolo lo corro restando qui. Forse è qui che mi colpirà il proiettile nella notte. Guru, tu che sai, tu che guidi, sei saggio, tu che vedi, Guru, dimmi che cosa c'è.
G: A' Lele', piccola mia, che voi che te dica, io Guru sono, mica astrologo!
Il mattino ha l'oro in bocca
Comfort zone
Citta' che vai, Metro che trovi
Paese che vai, usanze che trovi. E le trovi anche piu' facilmente se ti affidi alla free press. Tempo fa, tra un gossip su una starlet vancouverita sbarcata a Hollywood e le lamentele dei cittadini sul traffico (piaga dei sistemi urbani piu' civili, a partire da Palermo) la notizia piu' tragica era: "Esondazione della Lost Lagoon in Stanley Park - cinque famiglie di orsetti lavatori sfollate, due anziani scoiattoli ricoverati in stato di shock. Il governo dichiara lo stato di calamita' naturale e manda gli ausiliari della sosta a controllare gli sciacallaggi da parte delle oche del Canada".
A parte che le oche del Canada sono animali davvero feroci, adesso le cose stanno prendendo una piega preoccupante. Scontri tra studenti ebrei e musulmani all'universita', un tredicenne che accoltella il tizio che si rifiuta di dargli una sigaretta, i manifestanti per il Tibet.
Ma soprattutto la guerra tra bande. Questi ragazzi fanno sul serio. Anche nell'ecumenica, vegana e pacifica Vancouver la gente si ammazza. Metro intervista un ristoratore della zona dove sono avvenuti gli scontri che esprime il suo sdegno per l'ondata di violenza. E soprattutto per gli spari, che con tutto quel fracasso adesso gli tocca insonorizzare il ristorante. E una mamma che dice di non essere piu' orgogliosa di vivere in una citta' come Vancouver e che sta seriamente pensando di spedire i suoi tre figli in collegio a Columbine. Fiaccolate, manifestazioni e fundraiser si avvistano in ogni angolo della citta'. Ieri il record: decimo assassinio da gennaio.
A Milano in tutto il 2007 ce ne sono stati 18.
Tasse alla musa
Il resto è stato conversazione piacevole, qualche timido tentativo di ancheggiamento e l'opprimentecertezza che, se il mare è pieno di pesci, nella salsa naviga un numero intollerabile di scorfani.
C'è chi aspetta la pioggia
Vino e latino
Quando i film porno portoghesi aiutano un francese-senegalese che vive in Canada a parlare con la sua amica brasiliana dei modi in cui si può dire cazzo in Italiano.
Quando scopri che tu, invece, ne conosci molti meno. Anche sommando le misere lingue che sai parlare, latino compreso.
Quando ti rendi conto che il latino è una gran cosa. Puoi dire frasi dotte in Inglese, senza nemmeno esser sicuro di usare parole che esistono nell'Oxford Dictionary e questi spagnoli, portoghesi e francesi ti capiscono. E certo, anche con figlio di puttana, o culo funziona. Ma con il resto dà più soddisfazione.
E spiegare che è meglio stare molto attenti a pronunciare bene una doppia enne. Specialmente in un ristorante italiano, specialmente se il camerire è maschio e suscettibile. Perché potrebbe non esser contento di portarti quelle penne all'arrabbiata, se non pronunci bene le due enne.
E il vino e i viaggi e quella musica che suona così calda anche se non afferri quel che dice. E maledire gli uomini italiani, gay etero e confusi, tutti tranne un paio di giocatori di calcio. E sentire il tuo nome con la erre che vibra, finalmente.
E ridere, solo perché si sta bene come si sta. Solo perché si è curiosi delle stesse cose, perché in fondo si è così diversi, ma un po' meno diversi rispetto a quel mondo fuori dall'appartamento con le finestre fino al soffitto e le luci.


