La Forza
Il Papa
Grande, buono, comprende, ama, incoraggia il miglioramento spirituale, non teme di fare il primo passo. Eppure sa allontanarsi dagli aspetti triviali e materiali. Chissà, forse anche con severo distacco o un po' di noioso ascetismo. Non è certo uno spasso, ma è giusto e vicino a tutti pur essendone superiore.
Un sms pubblicitario mi invita a acquistare un servizio che invia una frase di un grande Papa ogni giorno. Forse non era proprio quello che volevo...
L'Eremita e l'Appeso
Gli innamorati
Gli innamorati sono tre. Più un angelo sopra. Il mio piano B.
Non si parla d'amore, ma di realizzazione di sè, di strade da scegliere, di decisioni e strappi.
Ho pensato per molto tempo al piano A e a tutte le sue possibili varianti. Credevo fossero diverse opportunità, piani B, C, D. Invece no: illusioni di alternative, divagazioni.
Come una coppia mancata, monca, immaginavo di creare e invece pensavo e basta.
Ma poi l'angelo degli innamorati è arrivato con la sua freccia. Ha colpito la testa: ecco il vero piano B. Una vera alternativa, una concreta scelta. Un altro piano di separazione e costruzione.
Da qualche giorno penso al mio piano segreto e il piano A non sembra più, poi, così importante. Le mie mani si spostano, gli occhi si inumidiscono. Davvero non è più movimento, questo, ma è creazione, vitalità. Una vera alternativa. Aspettando la decisione. E se non andrà, cercherò un nuovo personaggio, un ulteriore percorso. Inventerò una nuova carta: i festaioli orgiastici.
Forse possiamo, sempre, in ogni modo, ritrovarci a essere felici.
Il matto
Molte cose strane mi sono state dette durante i colloqui di lavoro. Alcune anche al limite del decoro. Come quel "signorina, mi dica perchè dovrei assumerla... oltre per i suoi splendidi occhi azzurri ovviamente" ("Ma per le tette, no? Ovviamente"), oppure "Interessanti ambizioni, dal curriculum si evince certamente che lei è un leone". (Dalla data di nascita, certamente).
Ma la cosa che mi ha più infastidito è stato quel: "Ottimo curriculum, dettato forse più dalle opportunità colte disordinatamente che da una vera programazione".
Ecco, io non programmo, colgo opportunità. E' un difetto, ingegnere?
Io so usare solo l'azione, l'esplorazione, per capire e dare forma a me stessa. Credo che il mondo abbia più cose da propormi di quante io possa programmare. E quando mi si apre una strada, io do un'occhiata e di solito mi ci butto, con l'audacia o la follia di percorrerla senza un motivo, così solo perchè si è aperta.
Forse non arriverò a un punto, o al punto. Ma avrò visto, toccato, sfiorato, abbracciato uno sciame di punti. Come il matto che corre, danza e vagheggia in giro senza meta. (Che poi la meta, lo sappiamo tutti, è la stessa per tutti e allora forse val un po' più la pena godersi il viaggio).
Preferisco di gran lunga essere la gallina che corre senza meta subito dopo che le è stata tagliata la testa, che l'oca che starnazza e non può volare.
Il bagatto
Scegliere è la cosa più semplice. Fragola o cioccolato, mare o montagna.
Scegliere non è poi così difficile: vado al ristorante o resto a casa per cena.
A volte è la cosa più complicata.
A volte è solo complesso, invece. Scgliere, dipanare, sentire, conoscere, decidere.
Ma qual è la cosa giusta, di fronte a una scelta? Soffermarsi a valutare ogni componente della decisione? Provare a prevedere le consegnuenze immediate e future di ogni possibile alternativa? Oppure è sufficiente limitare la previsione all'immaginare a come ci sentiremo presa l'una o l'altra strada?
Se mangerò il gelato alla fragola mi resterà la voglia di cioccolato? Quanto mi sentirò in colpa per aver cenato fuori anziché in casa con i miei figli? E la voglia di cioccolato sarà più frustrante della soddisfazione per essermi comportata bene e aver scelto di andare al ristorante in montagna con i mei figli piuttosto che essere rimasta nella casa al mare a mangiare cioccolato da sola con il mio cane?
Oggi ho scelto di comprarmi una maglia bianca e delle scarpe blu vivace.
La donna di quadri
Il femore sta bene. Ho deciso di dimenticare l'unghia e mi sento già meglio. Mi sono distratta grazie al silenzio e alle visite degli amici.
Ne aspettavo alcune che non sono arrivate, avevo così paura che non venissero, da non voler nemmeno chiudere la porta. Ho lasciato i telefoni vicini al letto e qualche razzo, qui, in caso di vero bisogno. Ma poi ho chiuso e altri hanno bussato davvero. Erano lì ad aspettare la luce nelle finestre, erano lì per me. E ora. così, sento già un po' di gioia.
Smettere di concentrarsi sul dolore e iniziare a vedere l'amore inaspettato di chi ci circonda in silenzio e con il suo sguardo ci protegge, ci nutre. A partire da noi stessi, dall'amore che ci diamo, che è la prima vera cura, della quale, spesso, sottovalutiamo la forza. Forse è stata la laringite che oggi mi ha costretta quasi muta, a letto, a farmi tornare la voglia di ascoltare il sangue che, scorrendomi nelle vene, va a scaldare i contorni che credevo sfumati.
Sono solo convalescente.


