31/01/11 23:08
Coglieva violette
Ciao.
E' passato ancora tempo. Ho dimenticato di farti gli auguri di Natale, il nuovo anno. Abbiamo passato un capodanno insieme e poi sei scappato a fare il bagno, a bruciarti in un falò. Io limonavo con qualcuno, o scivolavo nella neve.
Ti ho detto una bugia l'ultima volta. Sei arrabbiato? Non conta, non era per te, lo sapevi. Ingannavo altri occhi. Sono quasi dieci anni, ci pensi? Quasi venti, quasi quaranta, tra un po', da quando ci siamo incontrati, muti, nello stesso ospedale. Improvvisamente non ho più tante cose da raccontarti. Ne ho tantissime, a pensarci. Contano?
Qui il mondo è un disastro. Se non lo vedi, non lo puoi imaginare. Guardo foto dall'Egitto, adesso, e immagino di vederti lì. Come a Praga, Genova, come ad Arcore. Che pena ci facciamo. Che vergogna sotto i tuoi occhi, il tuo pugno. Siamo in un pozzo che ci ruba il tempo, la voglia. Stanchi di scivolare, ci adagiamo sul fondo. Dico noi, sì. Quasi tutti. Anche io, quasi sempre. Ora no. E' che non ho mai smesso di guardare fuori, per lo meno, anche se mi gira la testa come quella volta nella Cappella Sistina. E mentre guardo su e mi abituo a una luce un po' più forte, mi sembra di vedere di nuovo una mano che raccoglie violette, ai bordi del pozzo.
Cantiamo insieme? Magari mi sente, magari si sporge, dai bordi del pozzo.
31/01/11 22:32
Persone da evitare
Ci sono persone da evitare.
Quelle a cui piace tutto quello che fai. Quelle che te lo dicono, sempre. Quelle a cui non piace mai nulla, e non si fanno scrupoli a dirtelo. Quelle che pensano di doverti dire delle bugie, chi ti mette nelle condizioni di dirle. Quelle che devono sempre sedurti, quelle che non aspetti altro che lo facciano. Quelle che scompaiono, quelle che non scompaiono mai o ti fanno venire voglia di scomparire. Quelle che ti dicono che avrebbero il piacere di, ma non si preoccupano di cosa avresti piacere tu. Quelle che ti stavano proprio per chiamare, chi cambia sempre numero; quelle che non pranzano, chi ti fa passare l'appetito. Chi parla per frasi fatte, chi vive di frasi fatte. Quelle che sono sempre felici, quelle che soffrono il tempo; quelle che camminano lentamente, quelle che camminano lentamente proprio davanti a te. Chi non ha pazienza, chi te la fa perdere. Quelle che sanno sempre tutto, chi ti dice che devi avere fede, pensare alla salute. Quelle che se la pensi come loro sei un coglione, quelle che non la pensi come loro sei un coglione uguale. Quelle che chi disprezza compra. Chi non trova il coraggio, chi aspetta la voglia; quelli che guidano un suv, chi non ha idee, chi si annoia, chi mi annoia. Chi ha perso, un tempo, tutta la sua fantasia.
E poi ci sono tutti gli altri.
21/01/11 22:23
Nulla che valga è gratuito
Ci sono cose in cui non è possibile avere vie di mezzo.
La felicità, ad esempio, non è che sia cosa da mezze misure. Hai mai visto una felicità greige Armani? Rosso Valentino, piuttosto. Hai mai sentito qualcuno che dice di essere mediamente felice? Di felicità scoppi, o niente.
Pensavo ieri che anche i metodi per essere felici non lasciano tanto spazio per le sfumature del relativismo. Ci sono solo due modi per essere felici.
Uno è non avere nulla da perdere: la leggerezza di viaggiare senza bagagli, non dover accendere il cellulare appena atterrati. Non è ascetismo, nè solitudine, forse libertà. E' scegliere di poter essre qualsiasi cosa, qualsiasi se stesso, senza preoccuparsi di tutto il mondo che il se stesso negli anni ha raccolto.
Oppure si può avere tutto da perdere. Il più grande degli amori, viaggiare con un forziere pesante e meraviglioso, curare i propri gatti ogni sera. Una felicità che è gratitudine, la pienezza della relazione con l'altro da sè.
Il tutto vuoto e il tutto pieno portano, infine, allo stesso risultato: una felicità rosso valentino, che durerà per tutto l'istante in cui riusciremo a non perdere le nostre ricchezze, o a non distrarci lasciando che anche solo un paio di queste ci si attacchino addosso disperatamente.
Perché nulla, che valga, è gratuito. E la felicità è un attimo, ma vale tantissimo.
10/01/11 23:24
Piccolo saggio pensiero inutile
Ho letto questo post oggi: http://mush.it/2011/01/10/lutile/.
A parte Paperone, c'è un aspetto preciso del discorso che mi ha colpito. L'essere così presi dal compito da scordarsi lo scopo del compito stesso.
E' una situazione bivalente. Da un certo punto di vista può essere il massimo della realizzazione personale: l'artista, il bambino che gioca.
Dall'altro è puro meccanicismo: ripetere un compito fino a dimenticarsi del senso. E' la base dell'alienazione della vita industriale: spezzettando il processo produttivo al massimo, con l'obiettivo di ottimizzarne l'efficienza, si ha come risultato l'alienazione dell'operaio che non vede e non comprende più il senso ultimo del suo lavoro.
Posta in un'epoca in cui prevale il lavoro intellettuale, la questione non cambia, se non che diventa ancora più subdola. Fare perdere il senso di un lavoro che è, in ultimo, costruzione di senso ha qualcosa di paradossale. Chi coglie il paradosso o esce dal sistema o ne resta dentro pur disprezzandolo. Chi non lo coglie non fa altro che contribuire al nonsense della società post industriale.
Il problema, a parer mio, si ha nel momento in cui la perdita del senso è manipolata a fini economici. L'etica c'entra sempre e prima o poi irrompe. Al di là della privazione di soddisfazione intellettuale del singolo, c'è il rischio che la perdita del senso dell'atto intellettuale (studio o lavoro che sia) sia semplicemente una manipolazione delle coscienze, delle vite e del lavoro portata avanti per salvaguardare uno status quo. O per portarci, chissà, a un nuovo status di cui per ora solo chi sta fuori o chi disprezza il sistema può avere percezione. Quanto falsata o vuota sia questa percezione, ecco, è tutto ancora da scoprire.


