come d'autunno le olive nei martini

Si sta come d'autunno le olive nei martini

Cum grano salis

E' un po' come la differenza che c'è tra fare un impasto con la fecola e uno con la farina di mais.
I rapporti con le persone sono così: ci sono relazioni fecola e relazioni mais. Ci sono anche i rapporti ghiaia, ogni tanto. E se voi siete burro o latte, forse non vi farà tanto bene rotolarvi nella ghiaia.
O forse sì.
Sono incontri grossolani, chicchi grossi su grani sottili. Il chicco grosso in alcuni punti graffia, si conficca, lascia stampi rossi sulla pelle; in altri lascia sacche d'aria in cui si disperde l'energia e il senso scorre. Non è che sia un male in sé: può anche fare bene, quest'aria. Magari gonfia l'impasto, lo ossigena, gli fa ingoiare altri elementi che volano nell'ambiente.
Sono casi rari, mi rendo conto. Il più delle volte, i rapporti grosso-sottile non funzionano proprio.
Più i due grani si avvicinano per dimensione, più è facile che le cose funzionino: si forma una bell'amalgama: non c'è uno dei due elementi che prevale, ci si appiccica a vicenda, la pasta diventa elastica e resistente.
Mi è capitato di trovare questa fecola sottile, mi è arrivata addosso come un soffio di vento. Non ne ho percepito l'estraneità nemmeno per un istante. Forse un colore, solo luce, mi lasciava distinguere i suoi grani dai miei. Era diversa da me, certo, questa sostanza. Di un colore viola più cupo, con pagliuzze metalliche. Continuavo a distinguerla con gli occhi mentre mi si mescolava addosso, ma appena li chiudevo mi sentivo come sola, ma raddoppiata.
Capita di chiudere gli occhi e dimenticare il colore che ci fa diversi. Capita di sentire di essere esattamente quello che sente l'altro, di essere l'altro e di sapere che quei grani viola sanno esattamente quello che i nostri grani azzurri stanno per dire.
Capita. E poi magari non basta, e poi le cose non sono più le stesse.
Proviamo a lavarci via la polvere viola, ma il ricordo non ci lascia. E ogni volta che incontriamo un grano grosso, ogni volta che l'impasto si smonta o il sale non si scioglie, ci viene voglia di una polvere che ci si appicchi addosso, che ci tolga dalla fatica di colmare gli spazi vuoti, che ci liberi dal bruciore dei graffi.
Non è che i rapporti così funzionino meglio. Tutto funziona, e niente, allo stesso modo.
Solo ci sono impasti fecola e impasti mais. 

Viva le donne

Ma quanto sono belle le donne? Ogni giorno mi stupisco di quanto fascino, forza, ricchezza si nascondano dietro ai loro occhi stanchi nelle metropolitane. Dell'affetto profondo di tre amiche sul tram, che si raccontano i loro problemi, si scambiano tenerezze e consigliano su come tagliarsi i capelli. Quella piccoletta, che assomiglia un po' a Scarlett Johanson ma più brutta, ovvio, con delle scarpe francesi grigie che la fanno un po' tozza, ma così dolce nel suo muovere gli occhi verso l'altra. Lei è alta, capelli da maschio e occhi da cerbiatta. Porta delle all star, lei, finge distacco mentre la terza, gambe chilometriche dentro brevi stivali col tacco, muove i capelli sopra una faccia un po' contadina, ancora da affinare.
E il chirurgo che le guarda: una crocchia bionda, lo zainetto di un convegno, curiosa di questa nuova generazione, mentre lei chissà a cosa pensa guardando avvicinarsi la mia fermata. La vedo sorridere, sorridere forte, quasi una risata. Immagino stia arrivando a casa: è il sorriso di chi riconosce una via vicina, di chi sente il sapore nell'aria della cucina di chi la ama, della puzza di piedi di suo figlio adolescente. 
Sono belle, le donne: hanno tutte una storia da raccontare, gli occhi, sempre, pieni di parole. E non puoi non guardarle vivere e chiederti da dove vengono e immaginare dove potranno andare.
Gli uomini sono lì, figure semoventi di cartone nei loro completi, nelle loro barbe o dread e forse nemmeno le sentono, nemmeno sanno quel che si stanno perdendo.

Racconto dell'acqua

Se sei di ghiaccio, io mi faccio roccia. Diventa neve e sarò sabbia che scivola.
 
Lo vedi il mare, laggiù? Spuntano bottiglie di birra come uova di tartaruga. Mi piacciono le spiagge in inverno: ho una foto con un pupazzo di neve che dà le spalle alla marea.
Non fanno falò, qua, come a Seaside: non c’è bisogno. Una volta hai fatto il bagno ed era gennaio. Per anni ho pensato fossi folle, ma è solo che non la conoscevamo ancora, la follia. Buttarsi nell’acqua gelata da un picco alto, con il cappotto.
Sul lungo mare c’è un ristorante ancora aperto: la luce al neon pulsa azzurra come la mia palpebra stanca. Sembra l’insegna di un centro massaggi.
Me lo faresti ancora, tra il collo e le spalle? Riuscirei a non diventare ancora più dura, estensione secca della sedia della tua cucina? Riuscirei a non girarmi per darti un bacio?
Dicono ci sia una risposta scritta con l’uniposca sulla porta della cabina numero 7.
Controlleremo. Io sto passando sotto la mia mola di pietra, mi faccio sabbia. Ci serve quel tempo, quello che scioglie, per portarci al mare. Ma tu fatti neve, verso di me, e io sarò sabbia.
E poi saremo acqua.

Lettera di non compleanno

Continuo a comprarti regali di compleanno. Ridi, certo. Tu li rubavi. Li nascondevi nel cappello, i miei regali. La scatolina con il turchese incastonato, ad esempio. Ci tengo ancora i corallini di una collana spezzata; è sempre stata con me, ha cambiato cinque cose: era il tuo occhio tra le mie mani. Ora l'ho lasciata nella camera dove non dormo quasi mai, insieme a tutte le altre mie mancanze.
Manca un mese, un mese esatto. Ho un libro che dovevo dare a un amico. L'ho perso, l'amico, vuoi prenderlo tu? Uno stivale rotto: ha raccolto tanti passi e scavato un po' di buche. Mi hai visto correre verso quel treno. Ero io, sì, senza biglietto come facevi tu, sempre. E non ti beccavano mai. A me sempre, invece, anche quando era solo per sbaglio. 
Ci sono i treni dove stai tu? Riesci a leggerli i libri? Ti regalo una lente potente, ma non ci uccidere le formiche. Ci sono le formiche lì? E le zanzare. Le zanzare non credo. Ci sono io?  Mi vedi, mi ascolti? Mi senti essere, finalmente, felice? Me l'hai mandato tu? O sei forse tu, nascosto in due occhi solo un po' più chiari?