come d'autunno le olive nei martini

Si sta come d'autunno le olive nei martini

Thank God it's Friday VIII

Somiglianze

Oh T, mi ricordi troppo la mia amica E.
Anche nel nome...
Certo, E, T.... uguale, no?

Così sembri proprio una femme fatale.
A me ricorda più una pasionaria di partito... una capa di collettivo anarcolesbico.
Ecco sì, un po' Milk.

Abitudini

Devi lavare i denti!
Eh, non ho voglia con 'sti pantaloni... mica li ho provati e sono strettissimissimi da sfilare: il culo passa per il rotto!
Perché, tu i denti li lavi senza pantaloni?
Ehm...
No, tranquilla. Anche io, per esempio, mi faccio la pedicure senza reggiseno.

Lezioni di anatomia

Sarò così libera nella mia sessualità che girerò per casa in mutandine e il povero Ale dovrà mettere i paraorecchie.

Il dilemma del bracciante

Insomma, devo passare la vita a piantare le fragole? Ho anche un lavoro io!

Una pioggia d'amore

Sale le scale chiedendosi, fradicia, se è mai stata così innamorata da dimenticare la pioggia.
Sa bene di essere stata abbastanza disperata da dimenticare anche la grandine, da desiderarla. Ma questa sera ha bisogno di una storia d'amore.

Certo che è stata così innamorata da non accorgersi della pioggia. Era il secondo temporale della stagione. Lo ricorda bene, perché il primo fu quando capì di  appartenergli. Quella volta si era messa a correre, aveva raggiunto il cornicione con il fiatone che si faceva spazio tra i denti aperti nel riso e salendo le scale aveva pensato a lui.
Anche se amava un altro, quella sera, espresse il desiderio di fare l'amore con lui almeno una volta. Poi si addormentò con un bacio a suo marito che respirava senza dare disturbo.

Così inziò. A primavera i temporali si susseguono con pause brevi e luminose. Passavano le giornate nascosti nella piccola casa di lui, parlando e mangiando. Facendo l'amore con un tocco leggero che non avevano mai provato. Erano i giorni di sole.
La pioggia invece  batteva forte quel secondo giorno di temporale; la cassiera al supermercato li aveva guardati e, sorridendo, aveva augurato loro una buona serata. Aveva lo sguardo di chi capisce, un po' invidia e sa bene che, tanto, poi, finirà anche per te.

Le borse della spesa sul marciapiede, iniziarono a baciarsi forte sotte l'ombrello. Qualcosa diceva loro che non potevano aspettare di entrare in casa, dovevano mangiarsi nel temporale. L'ombrello cadde quasi subito; pensava "che bello", pensava è tutto e ora e non me ne importa. Sentiva le gocce sulla schiena o erano, forse, solo, le sue mani. Poi lui le accarezzò la fronte, raccolse l'ombrello: "Ti stai bagnando tutta". "Anche tu". "Non fa niente". "Saliamo".

Decide per un bagno caldo, continua il ricordo. Era ancora primavera quando lui le disse "Vattene". Un maggio che iniziava a farsi umido del caldo che si appiccica all'asfalto. Le han sempre detto che il caldo sale. Quel giorno non si staccava dalle caviglie.
Ma era ancora primavera e lui non la voleva più. Confessò passeggiando, calma e docile, la passione che aveva consumato la sua pancia, che l'aveva portata via da lui. Lo amava ancora, certo. Come non amare i suoi grandi occhi fissi? Le ripeteva con Neruda mentre le foglie le facevano solletico tra i capelli. 

Guidava forte sulla tangenziale, aveva paura di perdersi seguendo il solito percorso, quello che faceva lui verso il mercato ortofrutticolo. Ma non sapeva dove andare. Non si possono amare due uomini, si diceva: "Non puoi volerli entrambi". Le aveva detto: "Lascialo". Gli aveva detto: "Non lasciarmi". Aveva rispsto "Vattene". E così tornava da lui, nella sua piccola casa nascosta alla pioggia. 

La aspettava guardando la tv. In boxer e polo blu. Durante la notte, la loro prima notte insieme, lei si svegliò di colpo e lo vide accanto a lei. Respirava forte, lui. Non voleva svegliarlo, ma non poteva sopportarlo. Prese un taxi nella notte. La stellata era fresca e il tassista ciarliero. Salì in casa. Suo marito non aveva ancora cambiato le chiavi, ma non servì: la porta era aperta e lui dormiva respirando piano. Rimase tutta la notte a guardarlo, finendo il whisky che avava lasciato sul comodino.

Non si possono amare due uomini, si ripete mettendo il pigiama. Ma stanotte ha voglia di sognare, pensa, mentre lui le porta una tisana calda e le dice "Ti regalerò un nuovo ombrello da borsetta, ma dovrai iniziare a usarlo. Promesso?".

Lisa Simpson, la correlazione inversa e l'universo sconosciuto dei due punti

Nel Buzz di un mio amico ho trovato questa immagine:
 

(fonte: http://riothouse.files.wordpress.com/2007/12/happiness-intelligence-lisasimpson.jpg)

Nota per la mamma: il Buzz si pronuncia "b^z", bas con la a un po' chiusa e la s dolce. E' il nuovo social network di Google, un Twitter sfigato, un Facebook per nerds. Il network sociale dei pigri, l'ulteriore stratagemma per raccogliere informazioni su quali pubblicità propinarci.

Secondo Lisa Simpson, la felicità è inversamente proporzionale all'intelligenza. E' una convinzione abbastanza diffusa: una maggior consapevolezza del mondo e degli uomini non può che portare tristezza, disperazione, rush cutaneo e apatia.

A volte anche io l'ho pensato. Non fa una piega se si parte dal presupposto che homo homini lupus e mondo mondi schifus. La probabilità che sia così è alta. Lo intuisci fin da bambino: se sai più cose, se capisci più degli altri, finisci con il vedere dei problemi che i tuoi amici ignorano.
Ti sforzi di usare i due punti correttamente quando scrivi i temi, per esempio. 
 
Credo che Lisa partisse da lì, a suo modo.

Andando avanti nella vita, però, tutti iniziano a sentire il bisogno di usare i due punti. Quei due segnetti che aprono, spiegano, dettagliano. E allora lì decidi di saltare, perché capire i meccanismi del mondo è divertente, anche se poi l'elenco di scoperte che trovi al di là può portare brutte sorprese; oppure scegli di fermarti al punto, alla virgola: giustapponi, vai avanti nella storia senza curarti troppo dei meccanismi che sostengono la baracca.

Qui arriva la teoria di Lisa.
 
Ma davvero essere intelligenti (o, meglio, porsi alla vita con atteggiamento di intelligente scoperta) garantisce un'esistenza tapina, mentre galleggiare morbidi godendo il paesaggio della superficie delle cose non può che renderci felici?
Non sarà che chi si ritiene intelligente, e perciò infelice, ha solo voglia di lamentarsi? Non sarà che, così preso ad analizzare il mondo e le cose, si dimentica di usare la sua preziosa intelligenza per migliorare la sua vita? E quando non è possibile (perché, siamo onesti, a volte davvero non lo è), perché non sceglie di usare la sua intelligenza per comporre diversamente il racconto che fa a se stesso della propria vita e provare a essere, così, felice almeno nel mondo delle idee?

Parlerò del mio amico Miguel, prima o poi: esempio di uomo intelligente, di successo e sempre inesorabilmente allegro (non è forse questa la felicità?).
Due punti.
A capo.

Thank God it's Friday VII

Diplomazia è
A volte mi stupisco di come io riesca a essere espansiva con chi detesto.
(...)
Il fatto che dica a tutti cose che non penso potrebbe iniziare a essere un problema.
Il problema vero è quando inizi a dire a tutti quello che pensi. Come me.

Etimologia
Ma il chinotto da dove viene? 
Eh, dall'agrume: il chinotto è un agrume.
No, non la bibita... cioè, tutti gli altri termini si capiscono per analogia (segue elenco dettagliato), ma il chinotto?
Secondo me su Wikipedia c'è.
Io lo so! Io lo so, me l'hanno detto da piccola.
(...)
Hai presente il chinotto? Non la lattina, la bottiglietta.
Ah sì, la bottiglietta.
No, non la forma. Quando lo apri.
Vabbe' ma allora perché non chiamarlo coca cola, o spuma.
Eh, la spuma è il chinotto dell'oratorio.

Affermazioni importanti
Perché lui è uno che entra, scava...
Wow. Entra. Scava.
L., se vuoi te lo presento. 
No no grazie, ho chiuso con gli uomini.
(risate dalla platea)

Decisioni d'acquisto
Ce n'è solo una che non ho ed è quella che c'è nel silurone.
E prendere il silurone... non so...

Complimenti tra amiche
Ma come sei bella con gli occhiali!
No, ma non proprio bella bella, bella nel senso... non bella, troia!

(Ac)conciate per le feste!
La mattina mi sveglio con il segno del cuscino sui capelli.
Ah perché, tu dormi con il cuscino dietro la testa?
(Pensa, suo marito ci prova sempre a farla addormentare col cuscino schiacciato sulla faccia ma lei, testarda, non glielo permette)

Cavoli, ma è possibile che in albergo ci sia il wifi e non il phon?
Puoi sempre asciugarti i capelli con l'aria della valvola del pc.

Piccole difficoltà, grandi rimedi
Domani sera ci sarà il tipo viscido. Mi toccherà mettere il burqa.
Mangia aglio e cipolla.
Ma vuoi che venga anche io?
No, devo affrontarlo da sola. Devo pure superare sto impasse...
Giusto, hai anche le goccine adesso.
Sì le goccine magiche.
Anche D. le chiama così, però lui le deride.
Io no, non le derido. Son già ciucca.
Ah dio che bene che ti voglio!
(...)
Come è andata poi col Viscido?
Eh, ho messo la cosa più accollata che avevo... e l'aglio e cipolla li aveva mangiati lui.

Spirito aziendale
Ci rimango sempre un po' male quando andiamo bene.

Le ultime parole famose
Oh ma sai che da quando fai sto Thank God it's Friday siamo un po' inibite?

Starring: A, E, F, L, L.

Universi paralleli

E se le lavatrici fossero delle porte per entrare in altre dimensioni?
Universi di schiuma, colline di perborato, nuvole di fazzoletti di carta dimenticati nelle tasche, calzini spaiati seduti nei caffé a sorseggiare batida di Coccolino alla vaniglia.
 
E se bastasse un solo giro di centrifuga per ritrovarsi di là? Scegli il programma che fa più al caso tuo e parti. Che ne so. Soffri di una stanca routine di coppia? Via con le alte temperature. Hai bisogno di riposo dopo una faticosa seduta di spinning? Mezzo carico, tessuti delicati. Troppo pallida per la prova costume? Un giro di Coloreria Italiana ed è come se tornassi da una vacanza a Mururoa.
 
Stasera ci provo, ne approfitto che devo lavare le lenzuola.
Chissà, poi, che non ritrovi anche la mia canottiera nera e quel bel reggiseno Chantelle che la commessa si era raccomandata tanto di lavare a mano...

Questo inverno passerà, o lo faremo passare

Vivere a Punxsutawney non deve essere male. Come in tanti altri luoghi nel mondo, il fatto di vivere proprio lì non deve dare nè particolari fastidi né speciali gioie.
 
Il momento più eccitante per la vita di un cittadino di Punxsutawney deve essere il giorno in cui per la prima volta riesce a pronunciarne correttamente il nome. Una volta nella vita. Due per gli sfortunati reduci da vasi in testa e ictus. Qualcuno di più se consideriamo i figli (me li immagino i fieri genitori che ammazzano il vitello grasso, perché il figlio undicenne finalmente ha imparato a dire "Sono un Punxdutawneyese e sono fiero di esserlo!").
 
Per il resto, abitare a Punxsutawney Pennsylvania deve essere un po' come vivere a Poggibonsi. Posto grazioso, niente Uffizi, niente Quinta Strada, solite case, solita vita.
 
Tutti i giorni dell'anno tranne uno. Tranne oggi.  Oggi tutto il mondo parla di Poggibonsi. Perché oggi è il Groundhog day, il giorno della marmotta.
La marmotta Phil il 2 febbraio trasforma Punxsutawney nella Broadway delle meteorologia. Se, uscendo dalla sua tana, Phil ne vede l'ombra e ci ritorna, allora si avranno ancora sei settimane di inverno; altrimenti Walmart può iniziare a esporre barbecue e bikini. Inutile dire che oggi il sole splendeva sui boschi di Punxsutawney, proiettando un'ombra che Phil non ha potuto ignorare. 
 
Ci aspetta un lungo inverno, amici. Che è poi quello che ha annunciato qualche giorno fa il Cern: a causa di una perturbazione polare non vedremo la primavera, ahinoi, almeno fino ai primi di aprile.

Perfectly numb

C'è una canzone che non conosco, con un titolo che suona familiare.
Sono un po' così, questi giorni freddi. Passati a veder passare il tempo, guardare il cielo che scorre. Giorni addormentati nel baccano delle cose da fare, persi ad ascoltare, presi nelle parole, scappati via negli sguardi, inciampati in Times New Roman.
Rido tanto, in questi giorni. Provo a far ridere, brucio incensi cinici, brucio le voglie. 
Non c'è desiderio, poco futuro, quasi che i mesi a venire potessero capitolare tutti all'improvviso, ma sicuro non ora, non tra poco.
Adesso chiudo i dubbi in un hamman, sorrido come un gatto, lascio un'anima pigra a dormire nel ripostiglio. Tanto lo so che non sta comoda e presto torna.
E vorrei che fosse subito (dimmi, davvero, che è ancora possibile) e vorrei che fosse mai (non farmi sciogliere, non ancora), e intanto ascolto una canzone che suona più o meno così, anche se non l'ho mai sentita.