Lezione di prova
La settimana della moda
Let's not talk of love or chains
Lely scopre la luna
Nell'illusione dell'amore perfetto e ideale, viviamo in modo parallelo storie ed esperienze che sembrano non soddisfarci mai. Se l'abbiamo provato una volta, questo amore perfetto, perché non riusciamo a provarlo ancora? E perché accontentarci di amori imperfetti, faticosi, di storie che zoppicano e persone con il naso storto?
Pazientza
Questioni semantiche
C'è stato un periodo, quando ero giovane e stupida, in cui avevo la fissa dell'uomo colto.
Oddio, colto. Diciamo che ero appena uscita da una frequentazione con un simpatico ragazzo. Ogni volta che gli mandavo un sms lo rileggevo chiedendomi "lo capirà?", e non era una questione di interpretazione, linguaggio amoroso, marte e venere. Si trattava di semantica.
Così poi ho iniziato a selezionare i miei pretendenti cercando di capire se conoscessero il significato di una parola. Ne ho scelta una non troppo difficile, ma nemmeno facile. Rileggere un messaggio chiedendosi "ma saprà cosa vuol dire globe trotter" è decisamente tedioso; d'altra parte non sarebbe stato tanto più divertente leggere messaggi in greco antico.
Ho scelto "apotropaico". Non è andata male, per un po'. Un tizio l'ha anche usata spontaneamente nel corso di un discorso. Ho pensato che fosse vero amore. Poi la vita continua e le cose cambiano. Per qualche mese ho usato "idiosincrasia". In un periodo di scarsità ho scelto "gatto".
Ora leggo questo articolo e tutto il mio passato prende una forma diversa.
Sono pronta a sposare il primo bel ragazzo che balbetterà di fronte alla mia domanda "Mi daresti una tua definizione della parola frullatore?"
Come lo vedono
Non sono tanto d'accordo con l'Economist.
A me più che Superman sembra Minime.
Aggiungi un forse in coda
Troppo facile (cit)
Poi sono morta d'invidia. Avere una certezza, non crollare mai, costruirsi il proprio nucleo indistruttibile.
A volte vorrei prendere tigri per struzzi anche io e smettere di chiedere, di indagare, di domandarmi.
Vorrei sentire che tutto è certo e immutabile.
O almeno che lo sono io.


