come d'autunno le olive nei martini

Si sta come d'autunno le olive nei martini

Lezione di prova

Non voglio essere blasfema, ma in quei mantra sono certa di aver riconosciuto almeno sette nomi di personaggi dei cartoni animati. Tra cui, in ordine di sicurezza: Taz, Barbapapa, Baloo, Shiro (protagonista, per chi non lo sapesse, della spin-off gay friendly del famoso cartone giapponese sulla pallavolo).

La settimana della moda

Il termometro su corso Garibaldi dà 30 gradi, alle sette come alle undici e io ancora sono qui a chiedermi perché Gmail, con le sue previsioni del tempo sullo sfondo, si è ostinato a mostrare nubi e pioggia tutto il giorno. Come se un po' desse fastidio anche a lui questo caldo umido di foschia leggera nel primo giorno di autunno.
E' bella Milano stasera. Modelle e ragazzi incravattati, famiglie, ospiti di matrimoni con i vestiti di taffetà; pavé e tacchi, tacchi alti sui marciapiede, sederi incartati nel raso, pailettes che scivolano su cosce chirurgiche.
Un piccolo grattacielo, che lo so, come cosa in sè fa già ridere; le casette minuscole con le ante azzurre spalancate e i barboncini ai balconi. Una piccola palazzina annerita che si fa posto tra una fila di gerani e un'insegna verde con cavallo; la cotoletta, gli schizzi di vestiti sul quaderno del giapponese.
Donne nelle vetrine, manichini per le strade, ragazze con i jeans e le scarpe da tennis. Come le tue, ma blu. La tua musica nell'ipod, lo spacciatore naziskin, il cuore che batte un po' forte, la mazurka di un'orchestrina dal centro per la sinistra estrema. Una ragazza in bici con un basco nero, le grandi gru sullo sfondo.
E tu che non puoi smettere di pensare che Milano è bella, sì che è bella. E ancora, almeno un po', tutta da costruire.

Let's not talk of love or chains

(...)
But now it’s come to distances
And both of us must try,
Your eyes are soft with sorrow,
Hey, that’s no way to say goodbye.
I’m not looking for another
As I wander in my time,
Walk me to the corner
Our steps will always rhyme,
You know my love goes with you
As your love stays with me,
It’s just the way it changes
Like the shoreline and the sea,
But let’s not talk of love or chains
And things we can’t untie,
Your eyes are soft with sorrow,
Hey, that’s no way to say goodbye.
(...)
 Leonard Cohen - That's no way to say goodbay

Lely scopre la luna

Le idee arrivano in modo inaspettato. A volte arrivano quando sei chiuso in uno scompartimento di treno, altre mentre leggi un libro; altre ancora - e sono le migliori - vengono quando parli.
 
Così ieri, parlando d'amore, noia e paura mi è venuta un'idea sul tempo, le relazioni e le illusioni.
 
Viviamo, da giovani, amori belli e intensi, che sembrano perfetti nel luccichio delle lacrime o nell'attimo di un sorriso. Ci illudiamo possano durare per sempre nel loro splendore e quando finiscono andiamo avanti cercando gli stessi sintomi, gli stessi tremori.
Nell'illusione dell'amore perfetto e ideale, viviamo in modo parallelo storie ed esperienze che sembrano non soddisfarci mai. Se l'abbiamo provato una volta, questo amore perfetto, perché non riusciamo a provarlo ancora? E perché accontentarci di amori imperfetti, faticosi, di storie che zoppicano e persone con il naso storto?
 
Ma poi arriva un momento in cui l'illusione si rivela per quello che è. Perché a un certo punto il velo cade e ti rendi conto che quell'illusione non era ricerca, o attesa, ma fuga. Volere le stelle, a volte, è il modo più semplice e più sciocco per rifiutarsi di andare sulla luna. Ma una sera guardi la luna e vedi che non solo è più grossa e più vicina, ma che brilla anche di più, nonostante abbia una faccia buia sempre nascosta e un cuore coperto di crateri. 
 
Perché le stelle non solo sono impossibili, ora, così; le stelle non valgono nemmeno poi tanto, ora. Se hai vissuto, se sei consapevole di te stesso, se sai guardare e capire gli altri e conosci il brutto e il pericoloso e il pessimo della vita, non puoi pensare che ci sia più valore nell'amare una stella. Perché non c'è valore nell'amare la perfezione. La perfezione è stasi, morte, stupore estatico che blocca e pietrifica. Che merito, che gusto c'è ad amare la persona perfetta che ci ama in modo perfetto?
 
Quanto è bello, invece, e quanta vita c'è dentro a quell'amore per chi fa delle cose che non sopportiamo, per chi a volte ci annoia o ci chiede sacrifici? Sulla luna l'amore è faticoso e faticato e forse è meno magico, ma, credo, vale anche di più: abituato a colpi e graffi, non basta un nulla per farlo crollare.
Così ho deciso di abbandonare la mia illusione per le stelle. Il momento è arrivato, credo, per entrare sul mio Apollo qualchecosa e volare verso la luna.

PS per il mio interlocutore di ieri sera: lo so, ho lasciato il discorso a metà, ma arriverà a breve anche il discorso sull'illusione del tempo che si sovrappone all'illusione dell'amore. Il momento giusto che va a sostituire la persona giusta. Arriverà, ora ho solo voglia di godermi un po' il mio breve viaggio spaziale, senza curarmi dei calcoli su anni luce, mesi e maturazione delle nespole.

Pazientza

Dal mal di schiena al mal di pancia al mal di gola al raffreddore.
La prossima settimana probabilmente mi verrà un'infiammazione acuta alle doppie punte.

Oh, sì, bisogna aver pazienza :-)

Questioni semantiche

C'è stato un periodo, quando ero giovane e stupida, in cui avevo la fissa dell'uomo colto.
Oddio, colto. Diciamo che ero appena uscita da una frequentazione con un simpatico ragazzo. Ogni volta che gli mandavo un sms lo rileggevo chiedendomi "lo capirà?", e non era una questione di interpretazione, linguaggio amoroso, marte e venere. Si trattava di semantica.

Così poi ho iniziato a selezionare i miei pretendenti cercando di capire se conoscessero il significato di una parola. Ne ho scelta una non troppo difficile, ma nemmeno facile. Rileggere un messaggio chiedendosi "ma saprà cosa vuol dire globe trotter" è decisamente tedioso; d'altra parte non sarebbe stato tanto più divertente leggere messaggi in greco antico.

Ho scelto "apotropaico". Non è andata male, per un po'. Un tizio l'ha anche usata spontaneamente nel corso di un discorso. Ho pensato che fosse vero amore. Poi la vita continua e le cose cambiano. Per qualche mese ho usato "idiosincrasia". In un periodo di scarsità ho scelto "gatto".

Ora leggo questo articolo e tutto il mio passato prende una forma diversa.
Sono pronta a sposare il primo bel ragazzo che balbetterà di fronte alla mia domanda "Mi daresti una tua definizione della parola frullatore?"

Come lo vedono

Non sono tanto d'accordo con l'Economist.

A me più che Superman sembra Minime. 

Aggiungi un forse in coda

Mi hai spaventato. Tutto mi spaventa in questi giorni. Dici me stessa? No. Sono stanca di tutte queste frottole. La gente non cambia, tu non sei cambiato, io non cambierò.
Non ho mai voluto leggere i manuali di auto aiuto. Una volta ho letto un estratto di uno, ok, era in regalo con Grazia. Puoi leggere robaccia se è gratis, ma solo sulla spiaggia. Ho letto anche I love shopping, ma in inglese. Puoi leggere robaccia e dirlo, se è in lingua originale.
Va bene, la smetto di tergiversare. Non siamo mai arrivati, non si è mai arrivati. Dici in punto di morte tu sentivi di essere arrivato. Forse non lo eri. E' per caso colpa mia?
Guardarsi dentro, capirsi, capire cosa si vuole, fare un piano, muoversi. Da che pulpito. Scusa. Non vedi che sono puttanate? Questa cosa del lavorare su se stessi, cosa vuol dire? E' un po' come farsi le seghe. Aiuterà, ma vuoi mettere con fare l'amore? Piantiamola di illuderci, è ora di smettere. Ama te stesso. Comprati un gelato, ripetiti che sei bello. 
Camminiamo un po'? Mi sembra di vedere Ron che ci scondinzola accanto. E lo so che non c'è.
La smetto di lamentarmi, smettila di sgridarmi. Lo so, sono come te, per questo mi stai accanto. 
Non siamo mai arrivati. 

Troppo facile (cit)

Ho letto questo post e per un momento ho sorriso.
Poi sono morta d'invidia. Avere una certezza, non crollare mai, costruirsi il proprio nucleo indistruttibile.
A volte vorrei prendere tigri per struzzi anche io e smettere di chiedere, di indagare, di domandarmi.
Vorrei sentire che tutto è certo e immutabile.
O almeno che lo sono io.