come d'autunno le olive nei martini

Si sta come d'autunno le olive nei martini

Splendido splendente

Un gruppo di 340 ricercatori dell'Università di San Diego ha scoperto che è meglio non pulire troppo le ferite: un po' di terriccio, della polvere o vario ed eventuale schifo aiuterebbero, anzi, la cicatrizzazione.
 E poi è meglio non lavare troppo i bambini, per evitare che sviluppino allergie e intolleranze. Se non avete mai sentito di un ghanese allergico alla Nutella, probabilmente non è perché la Ferrero non esporta in Ghana, ma perché questo da piccolo non veniva immerso nel Napisan due volte al giorno dopo aver mangiato latte sciacquato nell'Amuchina.
 
Mi sembra ragionevole. Qualche giorno fa ho letto che una donna si spalma su corpo e capelli in media 515 agenti chimici. Ogni giorno. A casa mia ci sono più prodotti anti calcare che pacchi di pasta.
 
Non stiamo forse esagerando un po' con questa storia della pulizia a tutti i costi?
E non lo dico per giustificarmi di un certo lassismo nella routine di lavaggio dei fornelli (che, d'altra parte, ho usato solo 2 volte in 4 mesi). Lo dico perché in alcuni momenti mi convinco che abbiamo sviluppato una pericolosa tendenza alla pulizia estrema in tutti gli ambiti della nostra esistenza.
 
Giorni fa una mia amica si lamentava di sentire un'insana tensione verso lo sporco. E mentre lei se ne rammaricava, io gioivo per lei dietro al mio cappotto bon-ton appena un po' impolverato. Quella che secondo il suo giudizio è una pericolosa china verso il degrado e l'umiliazione, per me è solo la vita che inizia a irrompere, l'istinto che reclama attenzione, lo sporco attorno alla ferita che aiuta la cicatrizzazione. 
 
Sulle nostre anime si deposita pulviscolo che noi cerchiamo in modo ossessivo di lavare via, per paura che si incrosti e non ci permetta più di riconoscere la nostra figura sui pavimenti a specchio delle nostre vite perfette. E' fatto dalle cose che ci sporcano, che ci fanno ingrassare o ci umiliano, che non ci piacciono o ci addolorano, che grattano e graffiano. Sono le sofferenze, ma anche le passioni, il sesso fuori da ogni giudizio, le pellicine che sanguinano e le porte in faccia.
 
Non che io auspichi un rotolarsi nel fango dei nostri istinti più bassi, no. Io certo consiglio di tener sotto controllo l'istinto a rosicchiarsi le cuticole, così come di evitare traumi da porta blindata al lobo frontale. Ma dico anche che lo sporco è parte della nostra vita e che non è disinfettandoci da tutto ciò che ci sembra oscuro o pericoloso o maligno che vivremo un'esistenza sana e felice.
La natura è più saggia di noi e alcune ferite dell'anima, forse, possono guarire meglio se non ci disinfettiamo. Forse lasciare che un po' di brutture o bassezze ci si posino addosso non solo non ci fa tutto il male che il nostro pulito io teme. Forse è addirittura la cosa che ci può salvare.
 
Ci penserò su. E non nascondo che la possibilità di diventare allergica alla Nutella perché uso troppa Amuchina avrà un certo peso nella riflessione. 

Thank god it's Friday III

Collaborazione
Amici, sono a richiedervi aiuto: mi serve la vostra brillantezza, la vostra gaiezza, la vostra ironia
Ok, vado a fare delle cose in bagno da solo.

Lavori difficili 
Minchia ma è complicatissimo, quasi come giocare a scopa.

Scaramanzie
L esce da sette anni di merda.
Cos'è, ha rotto uno specchio?

Scelte
N dice che non posso avere sesso, grammatica e amore. 
Ok, il sesso è imprescindibile.
Oddio anche la grammatica...
Beh, fra le lenzuola la grammatica non serve, cioè se ce l'ha grosso, la grammatica è una stupida inezia
Una virgola, direi.
Sì, font arial 72, però.

Strenne
Figo, facciamo un pomeriggio di biscotti. Cuociamo biscotti e li regaliamo per Natale.
Sì però parliamo di cazzo tutto il tempo.

La scaramuccia dei Cent'anni
Ma 2010 come si abbrevia? '10 mi fa strano.
Ma no, che strano, è come la battaglia del '15- '18.

Accenti
Oggi non sei per niente garrùla.
Gàrrula, si dice gàrrula.
Tranquilla, anche io dico sempre rèfuso invece di refùso.
E io polìzza al posto di pòlizza.

Detti
Ma scusate. Invece quando... tipo stai parlando ma hai in testa una cosa e inizi a cambiare discorso... si dice partire per la tangenziale o per la tangente. No perché io mi fermo sempre a tangen.
Dobbiamo risponderti veramente?
Si dice partire per la SS 59, ma certo poi dipende da dove devi andare.
Oh, io mi confondo! Come quando t'ho detto domanda a pelo raso.
Sì o casca a pesce.

Un cerchio che si chiude
Oh senti, anche io ho il cagotto tutti i giorni e non rompo le palle a nessuno!
Ah, quindi vai anche tu a fare le cose in bagno per conto tuo?

Che cosa pensano di noi

Mi chiedo cosa pensino i motoscafi nella nebbia o gli ulivi che si aggrappano al pendio d'erba per non scivolare sotto la pioggia sottile.
E chissà se anche loro si chiedono che cosa ci passi per la testa, mentre ci vedono scivolare veloci dietro ai finestrini delle auto.
Forse si dicono "meglio così, meglio essere noi, quel che siamo, fermi qui nell'umidità senza brivido che correre come loro, riparati sotto ombrelli per salvarsi i capelli o i vestiti e non vedere che, per quanto si affannino, non sono altro che vaghe figure che si scioglieranno presto nell'acqua sotto di noi".

Ascoltiamo gli amici!

In amore dobbiamo fare ciò che ci dicono gli amici.
E' un'emanazione del principio secondo il quale non è possibile conoscere veramente se stessi. Per caso la lumaca ha la pretesa di conoscere la fisiologia dei gasteropodi? No. E d'altra parte questo non la salverebbe dal finire in un piatto di escargot à la Bourguignonne.
 
Insomma, quel che voglio dire è che spesso siamo così ottusi da non vedere che la persona giusta è proprio lì accanto a noi. Gli amici, invece, sanno vederla. Perché loro possono conoscere la psicologia dei gasteropodi e, soprattutto, perché sono in grado di andare al di là dei nostri preconcetti, sanno disegnare le nostre fiabe fuori dagli stereotipi che ci bloccano in incubi pastosetti.
 
Allora smettiamola di dare retta al nostro istinto, alle nostre aspettative o, peggio, al cuore e iniziamo a fare un po' quel che ci dicono gli amici.
 
Io ho ripetuto per tre-anni-tre a C che si doveva mettere con M: ogni volta che mi parlava di uno dei suoi disastri amorosi io le dicevo "Oh, che ti importa, tanto tu ti metterai con M". Non serve aggiungere che ora sta con M Felicemente. 
E L, pure lei. Il povero C la corteggiava invano da un anno e mezzo, ma lei cocciuta non lo voleva proprio. Ora sul mio salvaschermo passano le foto del loro matrimonio. Felice (ok, sono tre mesi, ma le premesse ci sono tutte).
E ora anche D. Lei lo odiava il suo nuovo amore. Non voleva proprio sentirne parlare e stamattinami scrive che ha sbagliato tutto ed è innamorata. Felicemente (tre giorni, tre giorni... ma l'amore non ha tempo e non ha numeri).
 
Potrei andare avanti con la lista, ma non conosco altri casi a supporto.
Per cui vale la pena che vi fidiate di questi.
 
Alla peggio ci si rivede in casseruola, con la speranza che l'odore di aglio non vi dia noia.

Epifanie

Vecchiaia è uscire dicendo "Vado a fare shopping" e tornare con una cavigliera elastica color carne.

Ripensando alle olive nello sciroppo d'acero

Sì, a volte mi viene proprio voglia di tornare. Succede quando ripenso a un paesaggio o a come era camminare per certe strade. Capita in momenti strani, quando scorgo il Monte Rosa dalla finestra o quando pago più di trenta euro per del sushi.
Non essere sciocca, mi ripeto in quei momenti, qui hai un lavoro migliore, una casa senza barboni sotto le finestre o diavoli di pelo nero che ti fanno pipì sul piumone. Qui hai tanti splendidi amici che per stare sola una sera devi darti malata, e a volte non funziona nemmeno, perché se sono preoccupati passano comunque a dare un'occhiata. Qui puoi ridere di tutto e parlare in modo difficile. E se qualcuno non capisce, ci sono un sacco di sinonimi, qui.
Pensa al privilegio di vivere in un paese dove gli standard della pelletteria sono i più elevati al mondo, pensa all'Esselunga e ripensa al supermercato cinese sotto casa; e la varietà dei materiali di costruzione? Guarda l'intonaco giallo che si stacca dal muro di fronte proprio sotto al rampicante; pensi che possa sopravvivere un rampicante su un grattacielo di vetro e acciaio?
Ricorda che l'unico posto dove riuscivi a fare shopping là era Zara. Ok che ti andava bene anche la xs lì, ma prova a ricordarti come stava la stessa xs a Barbie Goretex. Pensa a come è bello vivere in un posto dove le nuvole non si mettono a piovere a caso e il maltempo è circoscritto ad alcuni giorni dell'anno. E pazienza se siamo a novembre e questo è uno di quei giorni dell'anno, tra poche settimane arriverà un bell'inverno azzurro e tu potrai ricominciare a stirarti i capelli.
Pensa che qui l'uso del bidet è universale e che la diffusione capillare dei detergenti intimi nella grande distribuzione è una conquista di almento vent'anni fa. Se non basta, pensa che puoi fare un weekend fuori città senza guidare per sei ore di seguito nel nulla, pensa che puoi bere una birra passeggiando senza doverla nascondere in uno di quei thermos di Starbucks. Ecco, pensa al caffè espresso, e poi pensa al Frappuccino, alle lasagne e poi ai linguini all'alfredo con pallette di carne bianca. Pensa che qui puoi vedere tutti i film americani che vuoi, mentre lì se vuoi vedere un film italiano devi scegliere tra Zurlini e Tornatore.
Io mi rispondo che ci penso e che non lo so se ci vorrei davvero tornare. Però mi manca, sì, quanto mi manca.

Thank god it's Friday II

Farmville
Oh i piselli danno tre punti di esperienza. 
A seminarli ci metto sette minuti.
Stavo facendo una riflessione seria su seminare qualcosa da raccogliere entro stasera.
Io ormai non semino più nulla sotto le 12 ore.

Fonti proteiche
Poi volevo provare il caviale di calabria, ma non c'era... che ero curiosa che avevo capito caviale di cavalla.
Sì menarca di puledra.
Una mia amica beve il colostro di mucca.

Osservazioni
Ma non vi sembra che A. abbia una figa in testa?
 
Dicevamo che E. assomiglia a Cher.
Forse più a Sonny Bono.
 
Perché tu hai la caviglia attaccata alla tetta? 

Effluvi
In bagno c'è piscio d'urina.
 
In ascensore c'è una puzza strana.
Sì è alcol.
Oddio, non sono io, vero?

Verità incontestabili
Le situazioni sono due: o è F. o è non F. E il contrario di F. è F. al contrario.
 
Qualunque obiettivo fosse, l'abbiamo raggiunto. 
 
Rapporti di lavoro
Quanto è tenera E. di esse.it, deve essere un cancro.
 
Per puro caso hai una foto dell'ingegner S.? 
Certo, la tengo nel portafogli insieme a quella di mia mamma e al santino di Padre Pio.
 
Wave 
Ma Google Wave è un po' come un social network?
No, non ci sono già i fidanzati dentro.
Ma io non li voglio i fidanzati dentro, voglio solo usarla per organizzarmi i miei: ce l'ho, ce l'ho, mi manca.

Perché con Google Wave si ripropone il paradosso di Bell.
Ah, tipo chi è quel pirla che si è comprato il primo telefono?

Q.I.
Com'era quella cosa di Bell?
Io ci sono arrivata adesso.
Al Rosso per favore digli che sono perspicace.

Ti ho lasciato il lettore neuronale sul tavolo.
Ah, è tornata T.?

Strani amori
E' che quando sei innamorato ti permetti di dire tutto, anche che la sera tanto attesa dopo 3 settimane di lontanza dopo 6 di convivenza tu preferisci vedere il tuo ex trombeaur.
(6 giorni, erano giorni di convivenza, non settimane).
Anche. Sì.

iGastro
A volte sento dentro come un cellulare che vibra. Una volta lo sentivo quando era in borsa, adesso lo sento dentro.
Ti sei persa il vibratore nel culo?
 
 
Starring: A., E., F., P., T., L. 

Nati per raccontarla

Ci raccontiamo storie.
E' un discorso che si riallaccia un po' a quello della speranza. Abbiamo bisogno di essere protagonisti di una storia. Questo, più o meno, è la speranza.
E la vita sembra appartenerci davvero proprio nel momento in cui sentiamo che sta iniziando una nuova storia. Possiamo essere i protagonisti, i narratori o anche solo il coro, pronto a intervenire al momento giusto. Ma dobbiamo essere nella storia.
E' questo che ci fa luccicare lo sguardo quando incontriamo un nuovo amore: la possibilità che l'incontro dia vita a un nuovo filone narrativo che ci riavvicini all'essenza della nostra storia; per questo ci batte il cuore quando iniziamo un nuovo lavoro, cambiamo casa, progettiamo un viaggio. Sono gli snodi narrativi che ci ricordano che la vita è un racconto, sempre, anche quando sembriamo persi in noiose descrizioni di paesaggi, in sterili flussi di coscienza.
Sì, siamo nati per raccontarla, o per raccontarcela. 
E ogni tanto è anche una bella storia.

Nuovi modelli di business

Dovrei inventare un distributore di speranze. 
"Che cosa prendi, cara?"
"Una speranza ristretta. Extra zucchero, per favore".

Se funziona, potrei passare alle ricevitorie: "All'acquisto di due Gratta e Vinci, ti regaliamo un Lecca e Spera". 

La penso in grande. Apro un resort, una spa, un hammam all inclusive.
"Nel nostro centro offriamo un'immersione completa nella speranza. Lasciatevi cullare dai nostri esperti in speranze: vi ripuliranno il cuore dalle illusioni sbagliate, vi risolleveranno dalle delusioni e dalle cantonate per poi ricoprirvi del nostro olio di speranza. In quattro speciali profumazioni: lavoro, affetti, salute e politica."

Potrei proporlo ai governi, secondo me apprezzerebbero. O alle ong. O magari all'ONU.
"Oh, ma la piantate con la ricerca sul nucleare?".
"Se liberate quegli ostaggi".
"Non ci pensiamo nemmeno".
"Allora ritirate le truppe".
"Va bene, ma solo se aumentate i finanziamenti all'industria delle speranze per il prossimo biennio". 
"Quante pretese. Vabbe', come si chiama più il vostro fornitore ufficiale?".

Una semplice lista di se

Se ora non piovesse, camminerei fino a trovare una strada che non conosco, con musica vecchia nelle orecchie e ai piedi scarpe asciutte. 
Se non avessi questi stivali, salterei nelle pozzanghere senza paura di bagnarmi e lascerei gli schizzi d'acqua raggiungere le foglie molli appiccicate al marciapiede.
Se avessi giocato alla lotteria, aspetterei le otto per il programma in tv, con il cuore che batte e una scatola di tonno tra le mani.
Se qualcuno mi ascoltasse, racconterei i miei sogni inventandoli in fiabe senza pubblicità.
Se fossi lontana, se non avessi nulla da perdere, se il sole fosse caldo e l'asfalto fresco, sempre, sotto ai piedi. Se potessi parlare a me stessa, se mi parlassi tu con l'odore della tua maglietta della notte. 
Se non fossi stanca, se tutti fossero qui e io lontana. Se non avessi nulla da perdere e tutto continuasse all'infinito. Allora sì, mi laverei i capelli e prenderei un cavallo per venire lì, e raggiungerti dove, dove non so.