Cerco
Lelainy si è fermata e Eboli
Ho peccato. Sono stata censurata. E così ho cancellato l'ultimo post.
Forse ci sto prendendo troppo gusto col realismo, o con la satira. Ma vado avanti, innocue suggestioni. Oggi sono andata in spiaggia: il mare era di piombo, con piccoli squarci disegnati da candele romane impazzite. Le anatre galleggiavano, immobili come di legno. Un matto mangiava felafel sulla panchina, e io di fianco a lui cantavo senza voce una vecchia canzone: fioritura. Qualche albero lungo la strada, sì, qualcuno comincia a fiorire poco più in là.
I bei vecchi tempi del dark underground
Le canadesi sono di goretex (tm)
Fermata dell'autobus. Esterno giorno, Nord Vancouver.
Io. Con la giacca da neve, gli stivali di gomma, il cappello, il cappuccio e l'ombrello in 5 minuti mi inzuppo come un savoiardo nel marsala, starnutisco diciotto volte, mi rompo un'unghia cercando di non bagnarmi mentre tolgo il biglietto dalla tasca esterna della borsa, prendo la scossa con le cuffiette dell'ipod e inizio a trasfigurarmi in un Jackson Five dopo una seduta al bagno turco.
Lei. Con ballerine senza calze, giacchetta di lana, niente ombrello o qualsivoglia copricapo fa due telefonate senza subire ritorsioni elettromagnetiche, ricarica il cellulare leggendo il codice da uno scontrino che nel mio universo (a 2 metri da lei) si sarebbe già dissolto come un messaggio senza bottiglia, beve acqua vitaminizzata da una boccia di soluzione salina senza smettere di sorridere e sale sull'autobus carezzandosi i capelli biondi, liscia come Barbie Salone di Bellezza.
Sogno o son desta?
Ieri sera mi sono addormentata con l'angoscia di Changeling nel cuore. Deve aver avuto una funzione catartica: ho fatto un sogno bellissimo, una scalata che mi portava da una grotta fredda ad una cima verde di erba, sole caldo, ragazze in bikini e enormi stelle alpine viola.
Scalata, erba, fiori, colore viola pare che indichino successo, felicità e un bell'amore in arrivo. Non sono riuscita a scoprire cosa significa il bikini, ma ho preso tutto questo come un messaggio di incoraggiamento e sono uscita a fare shopping, la vera e unica missione impossibile per un' italiana in Canadà. Ovviamente ho seguito pedissequamente la via tracciata dal sogno, a partire dal bikini. Di seguito le riflessioni emerse.
Elemento onirico n. 1: il bikini
Non illuderti se con un costume da 135 dollari in un camerino di lusso appari come una dea scolpita nel marmo; dopo un quarto d'ora, con un bikini da 75 nei camerini di Gap, tornerai a sembrare un barbapapà cesellato nella burrata.
Elemento onirico n.2: il viola
Se in natura non esistono stelle alpine viola non si può trovare una maglia color stella alpina viola da Zara. Però con un po' di pazienza puoi trovare 3 maglie color pervinca e comprarle tutte, che non si sa mai.
Elemento onirico n.3: il successo
La fortuna si manifesta in modi che non immagini. Se trovi il vestito che desideri da un mese e scopri che l'unico rimasto della tua taglia ha la zip rotta, forse troverai un vestito più bello dopo. O forse no e deciderai di consolare la tristezza andando in piscina. E sarà chiusa. E allora deciderai di tornare a casa a fare un bagno caldo e avrai un calo di pressione uscendo dalla vasca e, cadendo, ti slogherai una caviglia. Ma poi la tua coinquilina messicana metterà un po' di musica. Ma sarà Ramazzotti. In italiano. E allora cercherai l'oblio nella compagnia degli amici e in tanto alcol. E allora...
TBC
Un guru è solo un guru
Il mio guru mi ha lasciato ancora una volta con tanti pensieri e poche certezze. Credo che smetterò di leggere l'oroscopo di un guru e iniziarò con quello di Famiglia Cristiana.
Avevo appena scritto di essermi finalmente creata una bella comfort zone e lui cosa fa? Mi suggerisce di rischiare.
G: Allez allez. Lascia sta benedetta comfort zone e vai verso la frontiera, su piccola pusillanime.
L: No ma sei sicuro, Guru? Ché io starei anche un po' qui tranquilla sull'amaca a godermi il sole...
G: Eddai Lely, sei a Raincouver, ci sono 6 gradi e pioverà per il resto dei secoli, muovi quelle chiappe.
L: Eh, hai mica torto Guru, 'sta amaca fa acqua da tutte le parti e comincio ad avere un po' di mal di mare.
G: Brava.
L: Ok, allora io andrei... cioè, se lo dici tu. Che faccio, mi butto?
G: Ma sì buttati, sai che è più saggio rischiare tutto, no? Vai vai.
L: Vabbe' vado, ché insomma... ho pure finito di leggere Vogue e non è che ci sia tanto da fare da 'ste parti.
G: Oh, così mi piaci. Sbrigati, vai! Lasciami Vogue, però.
L: Sì. C'è un pezzo su un fotografo californiano che secondo me ti piacerà.
G: Dà un po' qua, fa vedere.
L: Vabbe' Guru, allora io andrei a dare un'occhiata a quel precipizio laggiù. Ci vediamo mercoledì prossimo, ok?
...
G: Hey Lely, aspetta!
L: Che c'è Guru?
G: Cioè, io ti dico di rischiare, però occhio: non metterti a fare cazzate, occhio a non beccarti qualche proiettile vagante, che con 'sta storia delle gang questa città non è più così sicura. E poi basta con questi desideri eccessivi, vorrai mica buttarti così ciecamente in un mare sconosciuto? La testa, Lely, usa la testa.
L: Oh Guru, ma fammi capire, devo rischiare o no?
G: Certo! Rischiare, rischiare sempre!
L: Sì ma se poi va male? E se il rischio non vale? E poi, Guru, io mica lo so qual è la roccia da cui voglio saltare. Magari quella rossastra laggiù o forse lo scoglio più in là. O forse dovrei stare qui. Forse sì, un tuffetto dall'amaca nella pozzanghera potrebbe bastare. Guru, dimmi qualcosa tu! Che cosa mi aspetta oltre quella roccia? E se mi tuffo dall'altra? Dici che è uno di quei rischi folli? O forse il vero pericolo lo corro restando qui. Forse è qui che mi colpirà il proiettile nella notte. Guru, tu che sai, tu che guidi, sei saggio, tu che vedi, Guru, dimmi che cosa c'è.
G: A' Lele', piccola mia, che voi che te dica, io Guru sono, mica astrologo!
Pezzi di legami acidi
Un giorno mi hai detto: "Assomigli a mia mamma" e poi hai aggiunto: "E io a mio padre. Va bene, i figli assomiglieranno a me". Ho suggerito la mitosi cellulare. Ci sono un paio di negozi in Islanda che vendono dei kit, ho sentito.
Un altro mi hai detto: "Sei sbadata come mia sorella" e poi hai aggiunto: "Ecco, sposerò mia sorella" e io ho pensato che non è una brutta idea, dimezzi i costi del ricevimento e per la prima notte di nozze, con quel kit, non si pone alcun problema.
E infine un po' stizzito: "Vedi, usi la lingua come mio padre!". Improvvisamente ho sentito un gran bisogno di ripassare Lotman e Uspenskij e fuggire per sempre là dove osano Hjelmslev e Greimas, nel regno puro dei segni, dove solo la grammatica è generativa, dove la lingua è solo linguaggio.
Rileggo e un poco agghiaccio.
Il mattino ha l'oro in bocca
Comfort zone
Citta' che vai, Metro che trovi
Paese che vai, usanze che trovi. E le trovi anche piu' facilmente se ti affidi alla free press. Tempo fa, tra un gossip su una starlet vancouverita sbarcata a Hollywood e le lamentele dei cittadini sul traffico (piaga dei sistemi urbani piu' civili, a partire da Palermo) la notizia piu' tragica era: "Esondazione della Lost Lagoon in Stanley Park - cinque famiglie di orsetti lavatori sfollate, due anziani scoiattoli ricoverati in stato di shock. Il governo dichiara lo stato di calamita' naturale e manda gli ausiliari della sosta a controllare gli sciacallaggi da parte delle oche del Canada".
A parte che le oche del Canada sono animali davvero feroci, adesso le cose stanno prendendo una piega preoccupante. Scontri tra studenti ebrei e musulmani all'universita', un tredicenne che accoltella il tizio che si rifiuta di dargli una sigaretta, i manifestanti per il Tibet.
Ma soprattutto la guerra tra bande. Questi ragazzi fanno sul serio. Anche nell'ecumenica, vegana e pacifica Vancouver la gente si ammazza. Metro intervista un ristoratore della zona dove sono avvenuti gli scontri che esprime il suo sdegno per l'ondata di violenza. E soprattutto per gli spari, che con tutto quel fracasso adesso gli tocca insonorizzare il ristorante. E una mamma che dice di non essere piu' orgogliosa di vivere in una citta' come Vancouver e che sta seriamente pensando di spedire i suoi tre figli in collegio a Columbine. Fiaccolate, manifestazioni e fundraiser si avvistano in ogni angolo della citta'. Ieri il record: decimo assassinio da gennaio.
A Milano in tutto il 2007 ce ne sono stati 18.
Torneo di Scarabeo tra amici
Creep
Ieri ad un angolo assolato di una strada aspettavo una persona. Ma l'attesa è stata troppo breve. Accanto a me una ragazza bionda con un cappello verde e i denti troppo sporgenti. Seduta su una cassetta di frutta in plastica suona la sua chitarra. E' la migliore versioe di Creep che abbia mai sentito.
Anche se il semaforo mi invita ad affrettarmi, resto ferma ancora un po' ad ascoltare e le lascio qualche moneta. Ho pensato che la stessa canzone, su Itunes, meno emozionante, mi sarebbe costata altrettanto.
Libertà l'ho vista dormire
nei campi coltivati
a cielo e denaro,
a cielo ed amore,
protetta da un filo spinato.
Libertà l'ho vista svegliarsi
ogni volta che ho suonato
per un fruscio di ragazze
a un ballo,
per un compagno ubriaco.
E poi se la gente sa,
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare.
Finii con i campi alle ortiche
finii con un flauto spezzato
e un ridere rauco
ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto.
(da Il suonatore Jones - F. De André)
E con 60 punti, il trolley da viaggio
E che tristezza vedere certa gente inorgoglita dei suoi bollini argentati sulla tabella della raccolta punti Esso. Spero che la sacca per palestra che si aspettano in regalo non si rompa dopo due settimane. E' una cosa che capita spesso. Uno sta lì, mette tutti i suoi bei bollini, fa vedere la borsa agli amici del circolo del tennis e un giorno, improvvisamente, la tracolla si scuce, lasciando cadere calzini sporchi e palle Wilson sul pavimento umidiccio dello spogliatoio.
Io, quando sento qualcuno che bussa dal passato, non voglio rispondergli con le etichette che mi sono fatta appiccicare addosso negli anni, per quanto dorate esse possano essere. Non voglio rispondere con un biglietto da visita o con il mio stato di famiglia. Se bussano, voglio che vedano il mio mondo da una fessura. Se mi va, se ci va, possono anche dare un'occhiata dalla soglia.
Non sai, ci vuole scienza, ci vuol costanza ad invecchiare senza maturità
(segue link a facebook, strumento che lei ignora, non nel senso che non lo conosce, nel senso che è superiore)
Obama, chi ama?
Qualche giorno fa ho letto il discorso che ha fatto Obama al Congresso alla fine di febbraio. Mi hanno colpito l'onestà intellettuale, il coraggio, l'idealismo. Mi sono sentita anche io speranzosa e commossa, stima intellettuale, fiducia, ammirazione. Ho subito pensato "Speriamo che non lo facciano fuori", immaginando scenari fantapolitici che mi hanno riportato ai giochi di bambina, quando giocavo alla guerra ed ero sempre dalla parte dei giusti.
Ma poi ho visto altri articoli che mi hanno fatto riflettere su altri aspetti. Chomsky si concentra sulla questione mediorientale. Decisamente "radicale", ma almeno sposta per un po' l'inquadratura. Non dico di più, la questione laggiù è talmente complicata che mi sento in grado solo di inidicare la fonte e sperare che generi delle riflessioni.
Ma poi ci siamo noi, l'Europa. E qui forse val la pena di fare un po' di autoanalisi. Obama ci ama? O gli stiamo solo simpatici? Certo, Obama è una persona onesta e sinceramente convinta di poter attuare quei cambiamenti necessari per portare gli Stati Uniti in una nuova era. Appunto, gli Stati Uniti. Lo sforzo è apprezzabile e sicuramente tutto il mondo godrà di ripercussioni positive. Ma se non bastasse?
Tutto questo ottimismo su Obama si basa sul solito assunto secondo cui gli Stati Uniti "sono" il mondo. E il bello, come il brutto, che succede lì è il bello o il brutto che si scioglierà su tutti gli altri Stati. Una metonimia politica pericolosa. Come dice l'altro articolo che mi ha fatto riflettere: "L'obamamania permette agli europei di delegare ancora una volta la responsabilità politica agli Stati Uniti". E se ci sforzassimo di prendere noi stessi la responsabilità del nostro futuro? Se smettessimo di adagiarci nella metonimia?
Come in molte cose, dal futuro di una nazione alla felicità personale, la delega ad altri dei nostri destini è un trabocchetto banale e, proprio per questo, fastidiosamente pernicioso.
Tasse alla musa
Il resto è stato conversazione piacevole, qualche timido tentativo di ancheggiamento e l'opprimentecertezza che, se il mare è pieno di pesci, nella salsa naviga un numero intollerabile di scorfani.


