Sul tetto
Oggi fa davvero caldo. Sul tetto il sole batte violento, il cielo è azzurro scottato, e spicca alto sopra le punte più alte dei palazzi. Dal pavimento sembrano alzarsi delle onde di calore morbide.
Prendo il portatile e assecondo la voglia di scrivere, tornata al risveglio come un sole, come una benedizione. Dalla casa di fronte qualcuno urla, il semaforo avvisa i passanti che è ora di attraversare con il suo suono da tacchino digitale, alcuni clacson lontani mi fanno chiedere dove sono. Sono ancora qui?
Repubblica Democratica del Popolo Italiano
Lo consiglio, lo sguardo naif dell'artista ospite del regime e' cosi' leggero che l'affanno opprimente di quel luogo diventa digeribile almeno quanto una porzione media di abbacchio brodettato. Meglio del piombo, che e' quel che e'.
Oggi sono capitata sul sito dell'agenzia di informazione della Repubblica Democratica del Popolo Coreano. Il fumetto e' insieme lieve e asfissiante, il sito e' insieme esilarante e disgustoso. Ci sono esempi di ogni genere, per ogni gusto e palato. Date un'occhiata: http://www.kcna.co.jp/index-e.htm. Certo non e' proprio uno splendore in termini di interfaccia e sono convinta che l'assenza di un motore di ricerca sia parte della strategia totalitaria del sistema di Mr Kim, ma c'e' materiale per intrattenervi durante un paio di serate afose. In un’inaspettata versione di sentimento del contrario, passerete dal divertimento all’angoscia, alla preoccupazione.
Mi chiedo se sia qualcosa di simile a quello che sentono da lontano i lettori (ultimamente cosi’ appassionati) delle vicende della nostra povera Italia. Kim Jong Silvio sta facendo di tutto, a partire dal colorito epatico dell’incarnato, per diventare la versione burlesque del dittatore asiatico.
Aspetto un TgCom senza motore di ricerca che annuncia: “25 Dicembre 18 d.c. - Un’improvvisa fioritura di alberi di pesco saluta l’arrivo del Presidente del Consiglio alla cena dei diciott’anni di Gesu’ Bambino. Il lampadato, ehm, l'illuminato commenta con un umile: - Grazie Gessy, ma la prossima volta e’ sufficiente il solito p#####o - . Pare che Veronica non l’abbia presa bene nemmeno stavolta”.
Orsi e ricorsi
Oggi Mike ci ha raccontato di aver visto un orso sulla soglia di casa. Ha portato fuori la spazzatura ieri sera. Pare che questo attiri il grosso animale, oltre a sollevare un fastidioso olezzo di won ton per tutta la via, l'ha redarguito il vicino. Del resto che ne sa Mike di orsi? Mike viene dalla Malesia e le tigri, lì, certo, non si abbassano a frugare nella spazzatura.
La storia del pozzo
D'accordo, erano altri tempi, ma ogni tanto serve ricordarlo.
Discorso sulle donne - Lettera scritta da Natalia Ginzburg ad Alba De Cespedes nel 1950
L’altro giorno m’è capitato fra le mani un articolo che avevo scritto subito dopo la liberazione e ci sono rimasta un po’ male. Era piuttosto stupido:quel mio articolo parlava delle donne in genere, e diceva delle cose che si sanno, diceva che le donne non sono poi tanto peggio degli uomini e possono fare anche loro qualcosa di buono se ci si mettono, se la società le aiuta, e così via. Ma era stupido perché non mi curavo di vedere come le donne erano davvero: le donne di cui parlavo allora erano donne inventate, niente affatto simili a me o alle donne che m’è successo di incontrare nella mia vita; così come ne parlavo pareva facilissimo tirarle fuori dalla schiavitù e farne degli esseri liberi. E invece avevo tralasciato di dire una cosa molto importante: che le donne hanno la cattiva abitudine di cascare ogni tanto in un pozzo, di lasciarsi prendere da una tremenda malinconia e affogarci dentro, e annaspare per tornare a galla: questo è il vero guaio delle donne. Le donne spesso si vergognano d’avere questo guaio, e fingono di non avere guai e di essere energiche e libere, e camminano a passi fermi per le strade con bei vestiti e bocche dipinte e un’aria volitiva e sprezzante (...) M’è successo di scoprire proprio nelle donne più energiche e sprezzanti qualcosa che mi indiceva a commiserarle e che capivo molto bene perché ho anch’io la stessa sofferenza da tanti anni e soltanto da poco tempo ho capito che proviene dal fatto che sono una donna e che mi sarà difficile liberarmene mai. Ho conosciuto moltissime donne, donne tranquille e donne non tranquille, ma nel pozzo ci cascano anche le donne tranquille: tutte cascano nel pozzo ogni tanto. Ho conosciuto donne che si trovano molto brutte e donne che si trovano molto belle, donne che riescono a girare i paesi e donne che non ci riescono, donne che hanno mal di testa ogni tanto e donne che non hanno mai mal di testa, donne che hanno tanti bei fazzoletti e donne che non hanno mai fazzoletti o se li hanno li perdono, donne che hanno paura d’essere troppo grasse e donne che hanno paura d’essere troppo magre, donne che zappano tutto il giorno in un campo e donne che spezzano la legna sul ginocchio e accendono il fuoco e fanno la polenta e cullano il bambino e lo allattano e donne che s’annoiano a morte e frequentano corsi di storia delle religioni e donne che s’annoiano a morte e portano il cane a passeggio e donne che s’annoiano a morte e tormentano chi hanno sottomano, e donne che escono il mattino con le mani viola dal freddo e una scarpetta intorno al collo e donne che escono al mattino muovendo il sedere e specchiandosi nelle vetrine e donne che hanno perso l’impiego e si siedono a mangiare un panino su una panchina del giardino della stazione e donne che sono state piantate da un uomo e si siedono su una panchina del giardino della stazione e s’incipriano un po’ la faccia. Ho conosciuto moltissime donne, e adesso sono certa di trovare in loro dopo un poco qualcosa che è degno di commiserazione, un guaio tenuto più o meno segreto, più o meno grosso: la tendenza a cascare nel pozzo e trovarci una possibilità di sofferenza sconfinata che gli uomini non conoscono forse perché sono più forti di salute o più in gamba a dimenticare se stessi e a identificarsi con lavoro che fanno, più sicuri di sé e più padroni del proprio corpo e della propria vita e più liberi. Le donne incominciano nell’adolescenza a soffrire e a piangere in segreto nelle loro stanze, piangono per via del loro naso o della loro bocca o di qualche parte del loro corpo che trovano che non va bene , o piangono perché pensano che nessuno le amerà mai o piangono perché hanno paura di essere stupide o perché hanno pochi vestiti; queste sono le ragioni che danno a loro stesse ma sono in fondo solo dei pretesti e in verità piangono perché sono cascate nel pozzo e capiscono che ci cascheranno spesso nella loro vita e questo renderà loro difficile combinare qualcosa di serio. Le donne pensano molto a loro stesse e ci pensano in un modo doloroso e febbrile che è sconosciuto a un uomo. Le donne hanno dei figli, e quando hanno il primo bambino comincia in loro una specie di tristezza che è fatta di fatica e di paura e c’è sempre anche nelle done più sane e tranquille. E’ la paura che il bambino si ammali o è la paura di non avere denaro abbastanza per comprare tutto quello che serve al bambino, o è la paura d’avere il latte troppo grasso o d’avere il latte troppo liquido, è il senso di non poter più girare tanto i paesi se prima si faceva o è il senso di non potersi più occupare di politica o è il senso di non poter più scrivere o di non poter più dipingere come prima o di non poter più fare delle ascensioni in montagna per via del bambino, è il senso di non poter disporre della propria vita , è l’affanno di doversi difendere dalla malattia e dalla morte perché la salute e la vita della donna è necessaria al suo bambino.(...) Le donne sono una stirpe disgraziata e infelice con tanti secoli di schiavitu' sulle spalle e quello che dovono fare è difendersi dalla loro malsana abitudine di cascare nel pozzo ogni tanto, perchè un essere libero non casca quasi mai nel pozzo e non pensa così sempre a se stesso ma si occupa di tutte le cose importanti e serie che ci sono al mondo e si occupa di se stesso soltanto per sforzarsi di essere ogni giorno più libero. Così devo imparare a fare anch'io per prima perchè se no certo non potrò combinare niente di serio e il mondo non andrà mai avanti bene finchè sarà così popolato d'una schiera di esseri non liberi.
Alba De Céspedes risponde a Natalia Ginzburg
Mia carissima, voglio scriverti due parole appena finito di leggere il tuo articolo. E’ così bello e sincero che ogni donna, specchiandosi in esso, sente i brividi gelati nella schiena. Tuttavia, per un momento, avevo pensato di non pubblicarlo, temendo di commettere un’indiscrezione verso le donne nel rivelare questo loro segreto. Inoltre pensavo che gli uomini lo avrebbero letto distrattamente, o con la loro vena d’ironia, senza intuire l’accorata disperazione e il disperato vigore che è nelle tue parole, e avrebbero avuto una ragione di più per non capire le donne e spengerle ancora più spesso nel pozzo. Ma poi ho pensato che gli uomini dovrebbero infine tentare di capire tutti i problemi delle donne; come noi, da secoli, siamo sempre disposte a cercare di capire il loro. Ti dirò che nel pubblicare il tuo “discorso” ho dovuto vincere un senso istintivo di pudore: lo stesso, certo, che tu avrai dovuto vincere nello scriverlo. Poiché anch’io, come tutte le donne, ho grande e antica pratica di pozzi: mi accade spesso di cadervi e vi cado proprio di schianto, appunto perché tutti credono che io sia una donna forte e io stessa, quando sono fuori dal pozzo, lo credo.
Ma – al contrario di te- io credo che questi pozzi siano la nostra forza. Poiché ogni volta che cadiamo in un pozzo noi scendiamo alle più profonde radici del nostro essere umano, e nel riaffiorare portiamo in noi esperienze tali che ci permettono tutto quello che gli uomini- i quali non cadono mai nel pozzo- non comprenderanno mai.
Nel pozzo sono pure le più dolorose e sublimi verità dell’amore, anzi, sono nel fondo più profondo di ogni pozzo, ma le donne, tutte le donne delle quali tu parli, vi crollano dentro così pesantemente da riuscire a toccarle. E noi siamo spesso infelici in amore appunto perché vorremmo trovare un uomo che anche lui cadesse qualche volta nel pozzo e, tornando su, sapesse quello che noi sappiamo. Questo è impossibile, vero, cara Natalia? e perciò è impossibile per noi veramente essere felici in amore. Ma quando si cade nel pozzo si sa anche che essere felici non è poi molto importante: è importante sapere tutto quello che si sa quando si viene su dal pozzo.
Del resto- tu non lo dici ma certo lo pensi- sono sempre gli uomini a spingerci nel pozzo; magari senza volerlo. Ti è mai accaduto di cadere nel pozzo a causa di una donna? Escludi naturalmente le donne che potrebbero farci soffrire a causa di un uomo, e vedrai che, se vuoi essere sincera, devi rispondere di no. Le donne possono farci cadere nell’ira, nella cattiveria, nell’invidia, ma non potranno mai farci cadere nel pozzo. Anzi, poiché quando siamo nel pozzo noi accogliamo tutta la sofferenza, che è fatta, prevalentemente, dalla sofferenza delle donne, siamo benevole con loro, comprensive, affettuose. Ogni donna è pronta ad accogliere e consolare un’altra donna che è caduta nel pozzo: anche se è una nemica. E gli uomini non solo ignorano l’esistenza di questi pozzi, e tutto ciò che si impara quando si cade in essi, ma ignorano anche d’esser proprio loro a spingervi le donne con tanta spietata innocenza. (...)
Chi scende nel pozzo conosce la pietà. E come si può vivere, agire, governare con giustizia senza conoscere la pietà? Tu dici che le donne non sono esseri liberi: e io credo invece che debbano soltanto acquisire la consapevolezza delle virtù di quel pozzo e diffondere la luce delle esperienze fatte al fondo di esso, le quali costituiscono il fondamento di quella solidarietà, oggi segreta e istintiva, domani consapevole e palese. Che si forma fra le donne anche sconosciute l’una all’altra. Del resto essere liberi dal dolore, dalla miseria umana, è veramente un privilegio? La superiorità per una donna è proprio nella possibilità di finire su una panchina, come tu dici, in un giardino pubblico, anche se è ricca, anche se scrive o dipinge, anche se ha occhi belli, gambe belle, bocca bellissima. Anche se ha vent’anni. Perché neppure la gioventù dà alla donna la sicurezza che tanto spesso possiedono gli uomini, e che è solo ignoranza della reale condizione umana.
Scusa, mia cara, questa lunga lettera. Ma volevo dirti che, a parer mio, le donne sono esseri liberi. E, tra l’altro, volontariamente accettano di essere spinte nel pozzo; delle sofferenze che esse patiscono nel pozzo vorrei parlarti a lungo, perché tutte le sofferenze sono nella vita delle donne; ma allora, per essere perfettamente onesta, dovrei anche parlarti di tutte le gioie che esse trovano in loro.
E di questo non posso parlarti oggi perché mi trovo- come spesso- nel pozzo.
Ti abbraccio, cara.
Sulle scuole private
Di fronte al mio ufficio c'e' una scuola privata. I ragazzi arrivano con il mio stesso bus, a volte in taxi.
Ieri alla fermata due studenti sui sedici anni mi hanno chiesto come si fa lo spelling della parola TUTOR.
E io che credevo che il sistema scolastico italiano facesse acqua da tutte le parti...
Dolcenera mood
Stamattina il cielo era terso del profumo del giorno dopo il temporale. Eppure non abbiamo avuto temporali recentemente. Mi chiedo se ce ne siano, qui, di temporali. Mi chiedo se si accumuli abbastanza caldo, se l’energia si arrabbi a sufficienza qui nella terra dove tutto e’ cool, dove la gente sta in fila per il bus, le commesse sorridono sempre; dove solo gli ubriachi piangono per strada o gridano alle automobili che passano, corrette, nella loro corsia.
Mi piace bagnarmi del primo temporale della stagione, correre a cercare riparo sotto i cornicioni, sentire l’odore della polvere che sale a pizzicare il naso. La pioggia tiepida che scroscia forte ti ricorda quanto e’ importante risvegliarti alla vita, liberare la pelle nonostante i brividi di freddo. Il fulmine cade come un monito inaspettato a essere piccoli e insieme potenti. La corsa ti rammenta che sei parte del fracasso e della paura. E se ne sei parte, allora, da cosa fuggi? Che cosa temi?
Tarda primavera
Altre cose che ho imparato
- e' gia' mezzogiorno da qualche parte nel mondo (e sono gia' le cinque, da qualche parte in Europa)
- ci sono sempre 28 gradi, da qualche parte nel mondo
- la bellezza sta nel trovare l'armonia nel caos e la sorpresa nell'ordine
- la serenita' ha molto a che vedere con il distacco
- a volte le onde sono concentriche
- se cerchi bene, puoi arrivare a trovare uno schema per tutte le cose, tranne che per un tappeto di pelo bianco
La vita è un'iperbole equilatera riferita agli asintoti e il centro coincide con l'origine (dei nos
La solidarietà ai tempi dell'influenza suina
Come tu mi vuoi
Quel pazzo venerdi' ovvero seventeen again ovvero l'erba del vicino
Anche quella persona, mi ha confessato, vorrebbe essere per un po' nei miei panni. Credo che invidi la mia indipendenza, la mia esperienza e liberta' (e, su sua stessa ammissione, un paio di altre cose). La cosa si fa piu' semplice, penserete, e invece no. Perche' una volta nel suo corpo, io desidererei essere me. La sua vita mi starebbe stretta, cercherei nuovi modi di viverla e tornerei ad essere me. Poi, infelice della nuova situazione, vorrei tornare in quella precedente in un continuo identity swapping che mi lascerebbe con un affaticamento emotivo e diverse smagliature sui fianchi.
In quei film anni Ottanta, come nel nuovissimo capolavoro con Zac Efron, la morale e' banale: impara dagli altri, non giudicare, ama e torna alla tua vita senza fare storie. Nel mio film, invece, sarebbe un po' diversa. Per quanto sia verde la tua erba, quella del vicino ti sembrera' sempre piu' verde, almeno finche' non sorprenderai il vicino che, indicando il tuo giardino alla moglie, sussurrera': "Vedi cara, lui si' che sa coltivare! Avremo mai, noi, degli steli cosi' verdi?".


