come d'autunno le olive nei martini

Si sta come d'autunno le olive nei martini

Tempus tantum nostrum est

Oggi ho fatto pace con il tempo. Non con quello meteorologico, con quello temo che saremo in rotta almeno fino a quando non mi trasferirò a Tegucigalpa.
Già ieri ci sono stati segnali distensivi, ma oggi fumiamo la nostra pipa insieme, qui, mentre scrivo questo post. Per un certo periodo il tempo è stata una brocca vuota. Ore da riempire nell'attesa di berne, più tardi (chissà quando) il dolce succo. Tutto era attesa, aspettativa, proiezione. Tutto nella brocca delle mie ore. Ma poi anche bere non era più così bello, perché significava svuotare. E già il pensiero correva alle fonti dalle quali avrei potuto, poi, raccogliere.
Ma oggi ho sentito che le ore erano piene. Da sole e per se stesse. Non mi sono affrettata, non mi sono attardata. Ho seguito il tempo, guardato le vetrine, camminato lenta per la voglia di farlo o veloce solo per paura dell'acquazzone. Ho goduto della solitudine e della compagnia degli sguardi casuali, mangiato quando avevo fame, fatto un pisolino, parlato con chi avevo voglia di parlare. Non ho fatto nulla, eppure sento che sono stati due giorni pieni di cose. Pieni di me.
E, udite udite, ho anche adocchiato un vestito leggero che vorrei tanto comprarmi.

Forza in coro tutti insiem cantiam

Dolores mi ha appena detto che sta uscendo con un suo ex per non pensare a un altro suo ex.
E poi ha messo a palla questa canzone:
 
Non, Rien De Rien, Non, Je Ne Regrette Rien
Ni Le Bien Qu`on M`a Fait, Ni Le Mal
Tout Ca M`est Bien Egal
Non, Rien De Rien, Non, Je Ne Regrette Rien
C`est Paye, Balaye, Oublie, Je Me Fous Du Passe

Avec Mes Souvenirs J`ai Allume Le Feu
Mes Shagrins, Mes Plaisirs,
Je N`ai Plus Besoin D`eux
Balaye Les Amours Avec Leurs Tremolos
Balaye Pour Toujours
Je Reparas A Zero

Non, Rien De Rien, Non, Je Ne Regrette Rien
Ni Le Bien Qu`on M`a Fait, Ni Le Mal
Tout Ca M`est Bien Egal
Non, Rien De Rien, Non, Je Ne Regrette Rien
Car Ma Vie, Car Me Joies 
Aujourd`hui Ca Commence Avec Toi  
 
Io lo trovo perverso.
Non che non ci abbia mai pensato, eh.
Forza in coro tutti insiem cantiam.

Io so che tu non sai che io so, ma ho ragione e ti ringrazio

Oggi ho chattato un po' con una persona lontana. E' una delle persone che più ammiro. Lei non lo sa, ma io penso sinceramente che sarà felice e saprà costruire qualcosa di bello. Io lo so, anche se lei forse ha perso un po' la speranza e la pazienza: saprà trovare quel bello che io vedo e regalarsi quel bello che io immagino. E non so perché, ma solo pensarci fa già tanto bene anche a me.

Blue Esmeralda

Io non volevo. Che idea bizzarra. Una vacanza nella vacanza. E che vacanza, poi? Un americano in Messico. Quattro giorni all inclusive. Niente zaino in spalla, trekking nella giungla, saccolenzuolo, mutandine di carta supersexy. Sì, ho già prenotato. La spa e il mariachi. Sarà divertente, sicuramente sarà caldo. I viaggi sono la cosa migliore da regalarsi in certe occasioni. Beh no, non l'ho fatto apposta.
Volevo solo accontentare Fede. 

C'è chi aspetta la pioggia

La pioggia è arrivata, i Vancouveriti finalmente avranno qualcosa di cui lamentarsi e le guide turistiche il ghigno della ragione.
Esco dall'ufficio, posto una busta in una cassetta rossa facendo attenzione a non far colare l'inchiostro dell'indirizzo e accendo l'ipod. Nick Cave canta "You look soaked to the skin". I,o penso che sia una graziosa coincidenza e, guardando Nord Vancouver dal finestrino, mi distraggo immaginando una coreografia di fatine vestite di fucsia che raccolgono le lacrime della pioggia.
Poco dopo Sheryl Crow, invitandomi a correre verso il battello, urla alla "pouring rain". Mi dico ok, è una cosa simpatica e prendo posto nella fila davanti aspettando di vedere la pioggia battere sul vetro obliquo. Proprio in quell'istatnte arriva il bombarolo di De Andrè a dirmi che "c'è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo". Capisco il messaggio: l'ipod è su shuffle e al tempo non si comanda. Quali lacrime potrebbero rigare, tra un po', la faccia di una delle due amiche sedute nell'angolo, quella con il cellulare in mano e la mano nervosa a toccarsi la fronte? Ho qualche risposta stanca, o troppo drammatica per esser formulata che se ne vola insieme al primo gabbiano. Sopra Downtown si apre uno squarcio che mi distrae: è qualcosa di più di una "Silver lining", è uno strappo giallo sopra il parco che si fa un poco più azzurro oltre le gru, proprio sopra casa mia.
"I can see clearly now the rain has gone". Forse tra un po' quella ragazza seduta all'angolo non avrà più motivi per piangere.

PS: fantasie, versi e rapporto meteorologico si attengono strettamente ai fatti. Qualcuno mi suggerirà di cambiare le mie playlist o di fare un viaggio in Messico... chissà.

Vino e latino

Quando i film porno portoghesi aiutano un francese-senegalese che vive in Canada a parlare con la sua amica brasiliana dei modi in cui si può dire cazzo in Italiano.

Quando scopri che tu, invece, ne conosci molti meno. Anche sommando le misere lingue che sai parlare, latino compreso.

Quando ti rendi conto che il latino è una gran cosa. Puoi dire frasi dotte in Inglese, senza nemmeno esser sicuro di usare parole che esistono nell'Oxford Dictionary e questi spagnoli, portoghesi e francesi ti capiscono. E certo, anche con figlio di puttana, o culo funziona. Ma con il resto dà più soddisfazione.

E spiegare che è meglio stare molto attenti a pronunciare bene una doppia enne. Specialmente in un ristorante italiano, specialmente se il camerire è maschio e suscettibile. Perché potrebbe non esser contento di portarti quelle penne all'arrabbiata, se non pronunci bene le due enne.

E il vino e i viaggi e quella musica che suona così calda anche se non afferri quel che dice. E maledire gli uomini italiani, gay etero e confusi, tutti tranne un paio di giocatori di calcio. E sentire il tuo nome con la erre che vibra, finalmente.

E ridere, solo perché si sta bene come si sta. Solo perché si è curiosi delle stesse cose, perché in fondo si è così diversi, ma un po' meno diversi rispetto a quel mondo fuori dall'appartamento con le finestre fino al soffitto e le luci. 

Pazienza

Alla fine ho capito che non ci avevo creduto davvero. Anche se è stato bello far finta di crederci e molt bello farlo. Adesso sarà tutto più facile... e i lividi sulle ginocchia fanno male un po' di più. 

Missione guardaroba

Zara, H&M, Parasuco, David Button.
Top di mussola. Abiti di lino. Pantaloni di cotone.
Grigio. Giallo. Poca lana blu con pelucchi.
Mi avevano detto che questo era un mondaccio uniforme e globalizzato.
Uscirò a comprarmi dei jeans. 
O dei calzini.
O dei broccoli.
Ok, missione fallita.

L'attesa

Non so se siamo in grado di influenzare davvero il corso degli eventi con un atteggiamento positivo.

Sono sempre molto scettica quando qualcuno dice che basta immaginare le cose belle e poi queste arrivano.

La vita è talmente complessa, anche quella di una sola persona, che pensare che un sorriso o una fantasia positiva possano cambiarne il corso è quanto meno infantile.

Ma oggi  ho deciso che voglio crederci. Oggi voglio solo pensare a cose belle, immaginare i sorrisi e poi sorridere. Voglio fare quel che posso affinché le cose belle che sto immaginando arrivino davvero.
Ho iniziato con la manicure e scrivendo qualcosa che mi farà felice.

Vi farò sapere. 

Parole sante, o almeno beate

Un saggio mi ha detto.

Non confondere la libertà con la solitudine. Il desiderio con il piacere. Il mal di piedi con il cammino.
Solo chi ha paura può avere coraggio. Ma tu non averne e vivi, che non c'è nulla di male.

Web Based Accounting

Oggi ho scritto il mio primo post sul blog del lavoro.

Parla di come le applicazioni del social networking e il modello SaaS possono aiutare a migliorare l'efficienza dei processi finanziari delle aziende.

Se non vi siete ancora addormentati, o volete semplicemente vedere se tutto ciò esiste: http://ledgersonline.com/journal/the-role-of-technology-in-running-a-cost-effective-and-successful-business 

French class

Come da chiusura di post precedente: oggi ho seguito la mia prima lezione di francese. Ho barato. No, è meglio dire che ho omesso. Omesso che il francese l'ho studiato per tre anni e che quindi il livello elementary, ecco, non è che sia proprio una sfida intellettuale.
La prof, per non deprimere i compagni, dà tutto il merito alla mia nazionalità: noi Italiani, si sa, siamo facilitati (e incredibilmente smart) (e giochiamo meglio a calcio) (e esportiamo mogli radical chic per presidenti neo conv). Insomma, tengo alto il nome italico ultimamente così oppresso e deriso tanto nei circoli internazionali quanto nelle cucine delle baite di montagna.
Ma soprattutto, vuoi mettere la soddisfazione di essere, per un'ora e mezza alla settimana, quella che parla meglio di tutti? 

Ha chiamato

E' la solita regola. Se vuoi che qualcuno non si faccia più sentire, se tieni il suo numero memorizzato sul cellulare solo per essere pronta, quando chiama, a metterti una patata in bocca e fingerti la sora Lella quando già non si sentiva molto bene, se (se basta, diamine, mica ci dobbiamo scrivere un'epistemiologia e poi farci un film con Janifer Aniston e Scarlett Johannsson). Ecco, sei certa che chiamerà. Puntuale come la morte, le tasse e la 91 l'unica volta che scendi con 3 minuti di ritardo "tanto comunque ti tocca sempre aspettarla dieci minuti".
Non ha propriamente chiamato. Ha l'ugola in collaudo, no? Non può sforzare troppo. Però ha mandato diversi sms. Peccato questa sia una crazy busy week. A pensarci bene, però, domani vado in un salsa club con degli amici. Diciotto. Energumeni. Gay... se vuoi raggiungerci a noi fa piacere, ca va de soi.

Ne ferisce più la lingua

E quelle parole, dette o taciute o lette di sfuggita su sfondo bianco, sono come un pugno nello stomaco, dato dall'interno con guanto di crine.

Ma che vadano un po' al diavolo. 

"Che cosa è successo in Italia?"

"Niente. Sono ancora lì che parlano di Eluana."
A giudicare dalle pagine online dei giornali italiani, sembra che in Italia non succeda mai nulla. Sarebbe un gran posto, dunque. E invece no. Il canovaccio è sempre lo stesso. C'è il personaggio intonacato che dice una cosa, quello abbronzato che ne dice una simile ma un po' più abbietta e tanto per intrattenere fa le corna a quello del coro, mentre quelli con la cravatta rossa si sdegnano senza del resto aggiunger nulla di utile. Il tema del discorso può variare dall'approvazione di una mozione dell'ONU fino al diritto alla vita, con dotte deviazioni verso quanto sia salubre l'uso del forno a microonde, specialmente di venerdì. L'ultima pièce, però, ha offerto uno spunto entusiasmante. Eluana non deve morire perché ancora in grado di procreare! Che stupidi a non averci mai pensato. Abbiamo finalmente trovato il discrimine per stabilire il diritto alla vita e la dignità di una persona. 
Se Eluana avesse dieci anni in più, per diamine, potremmo pure spedirla al creatore per direttissima. E così basta affaticarsi sullo stabilire quando un embrione diventi una persona: se è femmina, sicuramente sarà la data del menarca!
Per fortuna la prossima settimana c'è il derby. Per un po' si parlerà di cose più serie. 

Una tazza di pomodori pachino con formaggio fresco (o era crema per i piedi?)

Vicino a casa c'è un supermercato cinese. Una grossa catena, nessun esotismo romantico, niente lanterne rosse o ritratti di Mao.
Ieri sera il musak proponeva Reginella e Oci ciornie (o come diavolo si scrive). 
Ovviamente ci sono anche prodotti occidentali, ma spesso mi sorprendo a fissare imbambolata gli scaffali chiedendomi "ma sarà dolce o salato? polpette o biscotti? pesce crudo o frutta?".
Non che sapendo la risposta li comprerei, del resto.
Così la mia dieta quotidiana si compone ormai di cibi identificabili anche a occhio nudo e senza dottorato in linguistica delle lingue sino-tibetane. Prevalentemente frutta e verdura fresca. E Philadelphia.
Soprattutto Philadelphia.

Ovvero di quando Micky Rourke mi ha salvato da Christian Bateman

Venerdì ho avuto il mio primo un appuntamento "galante".
Devo fare pratica con l'inglese ed è capitato a fagiolo questo tipo; ci siamo incontrati per un innocente caffè. Sembrava un buon uomo, un'oretta di cortesi chiacchiere.
Dopo un paio di giorni, mi chiede di uscire per un drink. Io declino. Questa cosa del drink mi fa troppo film di Vanzina, ma comunque non voglio perdere un potenziale amico. Propongo di fare un giro venerdì o domenica pomeriggio. Ok, fa lui. Splendido! Venerdì mattina mi dice che però ha un colloquio verso le cinque. Facciamo alle sei e mezza... potremmo vederci al tal posto, si mangia bene.
Ok, il dio del dating leale mi deve aver punito. Ci vediamo per cena, alle 6.30 (si, qui si usa così...).
Passa la prima mezzora a dirmi di un suo nuovo lavoro e di come programma di fare una valanga di soldi, si interrompe un quarto d'ora per discutere con il cameriere su come sia il vero mohito (fottuta menta, rhum "ah si, certo il rhum"... pirla se no che cos'è? la tisana kelemata con un po' di lime e ghiaccio tritato?) e per il resto muto.
Io, che non sono proprio un'intrattenitrice chiacchierona nemmeno a casa mia, mi trovo a dire ogni cazzata che mi passa per la testa, cercando di non incasinarmi con il genitivo sassone e i verbi modali. Lui non mostra nessun reale interesse in me, ricambia svogliato le domande. Mi invento anche domande storico geografiche sulla città, sperando che la famigerata ospitalità canadese scaldi un po' il suo cuore e la sua ugola. Arrivo a essere felice quando ricomincia con la stroria di come farà un sacco di soldi investendo denaro dello sceicco presso il quale sua cugina lavora come au pair o di come nel suo lavoro dovrà per forza accettare un sacco di inviti a cena in costosi ristoranti. Business is business. E' uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo.
Improvvisamente, ne sono certa, una mano invisibile gli deve aver schiacciato il tasto Mute, perché di riflesso io mi sono sentita in dovere di fare la spiritosa dicendogli che mi ricordava quei personaggi di quel famoso libro, ma sì, quello di Bret Easton Ellis... quello là ambientato nell'ambiente finanziario newyorchese... sono certa che lo conosci, American Psycho, no? Tutta quella spassosa vicenda dei biglietti da visita e delle prenotazioni nel ristorante cult.
Ahahah, che burlona sono, eh? No, non l'ha presa tanto bene.
Decidiamo (e io non credo in dio, ma per un momento alzo gli occhi al cielo e ringrazio) di andare al cinema. Peccato che inizi tutto troppo tardi (ma vah? sono solo le 8 e 10 e io ho già digerito il mio pollo con contorno di vagoni di patate fritte). L'alternativa virile a quel punto non si inceppa: "Possiamo sempre prendere un blockbuster e salire da me". Certo. Ti ho appena paragonato a Christian Bateman e pensi che venga a casa tua?
Il mio susseguioso diniego deve avergli tranciato le corde vocali (che avevate pensato?), quindi nella passeggiata in attesa del fim è ancora più zitto. E io continuo a ciarlare assomigliando sempre più al garzone del Padrino quando aveva 5 anni.
Alla fine andiamo a vedere The Wrestler, trucido, ma non male. E comunque a sto punto avrei apprezzato anche un film dei Vanzina. Mi ha detto che mi chiama. ahahah.