L'abbandono
Una delle mie sensazioni preferite è l'abbandono.
Abbandonarsi al terreno respirando lentamente, ascoltando le pulsazioni della terra sotto la schiena. Lasciare che il pensiero diventi un palloncino gonfio di nulla. Tutto il corpo può gonfiarsi di questo nulla e la testa può smettere di esistere per un po'.
Il paradosso è che per raggiungere questo completo abbandono abbiamo bisogno di esercitare il suo primo nemico: l'estremo controllo.
Ma io ho trovato una soluzione: abbandonarsi a un'altra persona. Lasciare che sia il respiro dell'altro a gonfiare di nulla i nostri pensieri e, anche qui, smettere di esistere e esistere ancora di più, sempre più forte nell'incontro con lo stesso abbandono dell'altro.
E qui non serve nessun tipo di controllo (almeno a me ;-))
La materia oscura esiste
Da fare 3
Comunicazione politica
Sto iniziando a pensare a chi dare il mio voto fra un paio di mesi. La scelta è difficile, per mancanza di reali alternative al vecchio che avanza. Nel senso dei resti dei pranzi natalizi.
Ma non sono nemmeno del partito della gita fuori porta o delle liste civiche e del populismo di piazza. Sento il bisogno di un po' di ideologia, di un po' di storia e carisma. Di cultura, di politica.
Poi guardo il TG1 e vedo un'intervista a Andrea Ronchi. Parla alla telecamera come lo speaker di una pubblicità di croccantini per zombie.
Non che lui e la sua casa di produzione di libertà fossero tra i papabili, eh, ma certo non arriverò mai più a pensare "questo o quello per me pari son".
E' già qualcosa.
Watching the tide roll away
Ricordi
Sento una certa indulgenza, desiderio di coccolare i pensieri, una serata in cui è cambiato tutto e una in cui non voglio che cambi nulla. Ricordo quando mi impegnavo a fare il filo d'erba. Ora scopro la terra umida sotto i piedi e il vento che mi sospinge, ma resto qui. Felice. Diciamo serena.
Come vi piace
Coerenza, appagamento, felicità, compromesso, negazione, fasi, scollatura.
Credevo che l'essere soddisfatti di sè fosse il valore sommo. Ma se sporcarsi servisse davvero a crescere e comprendere meglio? Del resto dai diamanti non nasce niente, mentre dal letame...
Oggi
Il vento pulisce gli occhi e la città esplode di una chiarezza azzurra e fresca, come una domenica delle palme alla ricerca dell’abito nuovo.
Tutto sembra così leggero - anche oggi, anche a Milano - nel ricordo del finestrino sporco di un interregionale, quando la campagna fuori Torino prendeva una luce più gaia e il treno, dietro di sé, lasciava i pesi di mesi di libri.
Adesso vedo i treni dall’alto, un po’ più vicina al cielo e la stessa luce mi fa sentire la stessa leggerezza.
Gratitudine, speranza.
Viene voglia di scrivere un haiku.
Addio... nove anni dopo
Guardavo il TG, ma non sono arrivata alla fine. Voglio andarmene.
Ho sempre amato le fughe, quelle dell'immaginazione nel corso di una riunione petulante, quelle da casa nei pomeriggi oziosi delle elementari; le fughe più amate: corse nei prati verso una natura sorella, unica in grado di prendermi con sè nel suo abbraccio di eterno.
Ma questa non è una fuga eroica, bensì un rifiuto spaventato. Vedo questa nostra Italia annaspare in una melma di mediocrità e io stessa ne sono parte. Mi sento attaccata dal male che mi circonda, afasica nel declino e nella debolezza di pensiero, di morale e di cuore che mi circonda, che ormai mi ha intaccato. Sento solo questo istinto a fuggire, forse per trovare nuovi mali e tornare, forse per capire che non c'è male peggiore di quello che ci lascia senza critica e non tornare mai più.
Mi auguro davvero di trovare il coraggio di restare, di salvaguardare me stessa e il bene che vedo, che so esistere in questa nostra patria in declino. Eppure ora riesco a parlare solo con le parole di una canzone, che anche anni fa - in tempi poco meno sospetti ma certo più ricchi di speranza - mi riempiva il cuore, insieme, di sdegno e orgoglio.
Spero di ritrovarli, di ritrovarmi in questo mondo.
Dipendenze
Chi mi conosce bene, ma anche non troppo bene, sa benissimo che ci sono due, tre cose di cui non posso fare a meno. Hanno un aspetto in comune, riguardano la faccia. La prima è il burro di cacao. Non posso uscire senza, nei momenti particolarmente difficili non posso evitare di passarmi la mia adorata barretta emolliente sulle labbra.
Ci sono rigorosi studi scientifici, ripresi da poco da un'autorevole rivista del settore (Cosmopolitan), che affermano che si tratti di una vera e propria dipendenza: la "Lip balm addiction". Indiscrezioni trapelate dai laboratori di ricerca dell'Università dell'Ioha confermano che anche l'OMS sta inserendo questa addiction tra le più temibili malattie del nuovo millennio. Uno dei criteri per stabilire se chi ne è affetto è un vero malato o un gran cialtrone è la spesa annua: se spendi più di 50 dollari all'anno, sei formalmente un lip balm addicted. Ma tranquillo, niente che non si possa curare con una bella dose di benzodiazepine.
IL BOLLITORE
Sento ancora l'acqua bollire. Quando sei partito per la montagna, il bollitore era stato appena messo sul fuoco. E' passato qualche anno e ora sto bevendo il mio tè guardando fuori dalla finestra.
Sei morto da solo. E ora la storia di questo ragazzo, qui sul giornale, continua a parlarmi di te.
Parlano di un mostro, quello che ha preso lui è lo stesso che ha preso te.
Per andare avanti oliveneimartini@leonardo.it
Iniziare a scavare?
Non ho scritto per una settimana. No, non è che mi vergognassi del post precedente.
(oddio, forse un po’ sì).
È che quando le cose vanno male, purtroppo, possono sempre comunque andare peggio.
E quattro settimane su quattro iniziano a non essere più un caso. Non un caso sopportabile, ad ogni modo.
Ma passerà, lo so. Anche al bene non c’è limite e sono certa che in un modo o in un altro, stia per tornare.
Spero solo di riuscire a riconoscerlo.
Massì che ci riesco J.


