come d'autunno le olive nei martini

Si sta come d'autunno le olive nei martini

Ora no

La vita è come guidare la macchina di notte: i fari ti fanno vedere solo pochi metri di strada, ma anche se non vedi tutto il percorso alla fine a casa ti ci portano.
Poi ci sono i momenti in cui ti permetti di accendere gli abbaglianti. In quei momenti la strada si allunga improvvisamente, i cespugli o le case intorno si spogliano sotto una luce blu. 
E allora ti sembra di vedere tutto, o almeno di più. 
No, adesso non è un momento così, ma arriverà.

Teoria e pratica

La cosa più difficile non è smettere di amare. E' rassegnarsi al fatto che l'altro non è (più?) come noi lo vedevamo. Non è lasciare andare via l'amore, è ammettere di aver sbagliato giudizio, ammettere che il giudizio va cambiato. E' il cambiamento dell'immagine dell'altro, e di conseguenza di noi stessi, la parte più difficile.
In amore è facile da capire, ma penso che non sia molto diverso con gli amici. La differenza è che l'amicizia è un sentimento pacato e che accetta, quindi nel momento in cui ci si disillude su un amico, o prevale la pacatezza e quindi si dimentica e lo si abbandona, o prevale l'accettazione e quindi si comprende la nuova immagine e si va avanti con quella.
 
Cerco di ricordarmi questa lezione mentre sento l'immagine di alcuni amici cambiare dentro di me, facendomi male come un bimbo che scalcia, pronto a uscire per diventare qualcosa di nuovo, di altro, per sempre, per un po'.

ps. com'è che sento la voce di qualcuno che mi dice che no, è solo la peperonata quella?

Il giorno dei discorsi

Ti scrivo sempre quando penso troppo, quando i pensieri arrivano a riempirmi le orecchie, e le sento bruciare. 
Sta iniziando un'estate bella e azzurra. Progetto un viaggio che mi ricorda il nostro: quelle macchine scassate, le cassette dei Nirvana e la tua maglietta vecchia rubate. Abbiamo dormito una notte sulla sabbia, fatto il bagno all'alba per lavarci la rabbia.
Succederà ancora?
Mi graffiavo le cosce sulle rocce rosse, sola, lassù, con il mio taccuino. Ti vedevo bagnarti nei tuoi dubbi, sentivo tutto l'alcol risalire fino agli occhi. Perle, errori, poco altro.
Non sembra cambiato niente. Ma dicono cambi tutto - anche - in un solo istante. Come una testa sull'asfalto, due occhi nuovi, come l'aria nei polmoni, o l'acqua. Un vuoto che riempie e poi implode e poi eccolo che arriva.
Oggi è un giorno che ti farebbe felice, ti piaceva l'arancione. Ascolti ancora Monteverdi? Io raramente, più Bach. E ho paura: non so più distinguere le note, gli amici, il bene mescolato a quel male che mi scivola tra le dita, mi scappa dagli occhi. Sono solo uomini, hai ragione, sono solo io.
Adesso ci provo, ci riesco, adesso ti dico che ci provo, giuro, ci riesco.

Basi di una cosmogonia dell'Esselunga

Il primo giorno fu la luce. Poi dio inventò altre cose, tipo le lasagne, le mamme e i congelatori; non necessariamente in quest'ordine.
Le mamme vivevano felicemente nel paradiso terrestre, senza conoscenza della coda alle casse, dei punti fragola e delle otto e mezza del lunedì sera. Passavano le giornate a cucinare lasagne. I torrenti ribollivano di ragù e le felci fiorivano pasta all'uovo, quindi non è che facessero sta gran fatica: si trattava solo di preparare la besciamella migliore.
Un giorno una mamma particolarmente ambiziosa, decise di sfidare le altre mamme. "La mia è la besciamella migliore" disse. "No, la mia è la migliore". "Adamo preferisce la mia". "No, lui dice sempre che è meglio la mia".
Adamo, ovviamente, non sapeva cosa dire (del resto a lui piacevano indifferentemente tutte le besciamelle di tutte le mamme del paradiso terrestre). Fu così che pensò di cavarsela dicendo che lui, alla fine, preferiva le lasagne del forno proibito.
Bisogna tornare un po' indietro a quando dio aprì questo forno sperimentale, un po' Bimby un po' ventilato. Il forno preparava da solo le più sublimi delizie per il palato. Ognuna di queste delizie, però, regalava al mangiatore, oltre alla sazietà, una nuova fame. Le lasagne davano la curiosità, il coniglio al forno regalava irrefrenabile desiderio carnale, le patate arrosto la sete per il potere, e così via. Dio aveva proibito ad Adamo di provare i cibi del forno proibito e aveva occupato le mamme nella cottura delle lasagne per tenere buoni un po' tutti. La cosa aveva funzionato bene fino a quel momento.
Ma la più ambiziosa delle mamme non era tipo da cedere di fronte a un comandamento divino e decise di provare le lasagne del forno proibito. Il piano era semplice: scoprire il segreto, vincere la disputa e poi boh. Il paradiso non è che desse grandi occasioni di sviluppo e crescita personale.
Dio non la prese bene.
Appena quella infilò il suo dito nella teglia proibita, fece un casino tremendo. Qualcuno dice che non aspettasse altro. Le occasioni di sviluppo e crescita, del resto, non è che siano tante nemmeno per dio nel paradiso terrestre.
Così inventò il primo temporale della storia e lo chiamò Katrhina e poi, rivolto alle mamme, con furia indignata urlò: "Partorirete nei dolori e tirerete la sfoglia a mano!" e poi ad Adamo, senza guardarlo nemmeno troppo, che già la presenza lo irritava: "E tu, idiota, dovrai indossare cravatte con personaggi Disney, andare a caccia e fare la guerra per mantenere il mondo un posto ingiusto e faticoso, così che io possa continuare a controllarvi con la speranza di un futuro pieno di tortelli e senza Quattro salti in padella".
Fu così che dio inventò le mamme, poi il congelatore e, infine, l'Esselunga.

Essere salvati da un economista

Nella sua rubrica su Internazionale, Tim Harford risponde a quesiti di economia sociale e crucci di vita quotidiana con chiare e inequivocabili teorie economiche.
La scorsa settimana, parlando della convenienza di avere una storia d'amore "comunque sia" o piuttosto aspettare l'anima gemella, Harford riporta una ricerca i cui risultati sembrano dire che le persone modulano i propri standard in termini di scelta dell'anima gemella in base al contesto in cui si trovano, o, per dirla con più scienza, a quanto sono disperate. http://www.internazionale.it/l%E2%80%99anima-gemella/
Anche se l'economista porta, pragmaticamente, a una conclusione diversa dalla mia, la ricerca mi dà comunque spunto e fondamenta analitiche per sostenere che, se ancora non ho trovato l'anima gemella, è solo perché ho degli standard molto alti e, vivendo in un contesto che mi permette scelte di buon livello, non sono ancora disposta ad abbassarli. 
Sembrerà una conclusione scontata, ma anche le convinzioni più forti e sane possono subire qualche contraccolpo dopo un weekend in famiglia, con vecchi zii e imberbi nipoti parimenti rassegnati sull'infelicità, secondo loro, delle mie scelte sentimentali. 

Distacco

E' questo il punto: il distacco. Non quello della retina... che poi l'idea di retina proprio non riesco ad afferrarla. Immagino piuttosto una specie di garza sottile dietro agli occhi dove vengono proiettate vecchie pellicole. Un piccolissimo Nuovo Cinema Paradiso. Avrebbero dovuto chiamarla garza, avrebbe avuto più senso.
Comunque sia, il distacco è il punto. Nel bene e nel male. Un sano distacco è quello che non ti fa svegliare nel cuore della notte perché ti sei ricordato di non aver mandato quell'email al tuo capo, o con l'ansia di non avere chiuso il gas (di-staccare il gas potrebbe in ogni caso essere un buon consiglio per menti distratte o ansiose); ti fa ridere di un amore andato a male, abbozzare di fronte a una sconfitta, fregartene degli altri, passeggiare per Corso Buenos Aires il sabato pomeriggio o in piena notte senza notare la differenza, non sentirti mai davvero appassionato alle cose, poter fare a meno, sempre, di chiunque, non prendere nulla sul serio.
E qui le cose cominciano ad andare verso una china infida: il passo è breve  dall'accettazione al cinismo, dalla placida gentilezza al qualunquismo, dal distacco zen alla lieve depressione.
Qualcuno mi ha detto oggi commentando la mia sbadataggine: "Non capisco come sia possibile che tu sia ancora viva alla tua età".  
Il punto è il distacco, dico io: è che solo un sano distacco ti salva la vita.
Finché non te la toglie, ovviamente.

Sorprese

C'è una magnolia dietro le impalcature. L'ho vista oggi, mi è sembrato un buon segno. Un raggio di sole si rompe ogni giorno in arcobaleno alle dieci e ventidue sul muro del bagno.
Ho sistemato le fotografie, lavastoviglie, unghie rotte, amici, un cuore che si fa in tanti pezzi per stare con loro sempre, almeno un po'.
Sono pronta per uscire, quasi pronta. Pronta a un'altra sorpresa. Tante cose accadono in poche ore e poi niente per mesi. Poi ci siamo noi, che nelle sorprese possiamo indagare, crearne figli ogni giorno, moltiplicarle conoscendole meglio, stupendoci meglio. Non mi nego, questa volta. Ho deciso di tornare.
E torno con un sorriso inaspettato come una magnolia che spunta da un'impalcatura.

West Georgia

"Hey".
"Sono in bagno".
Entra senza togliersi il cappotto.
"Devo dirti una cosa importante".
Mette la testa sotto il livello della schiuma, i pensieri gorgogliano nei tubi.
"Potresti anche ascoltarmi".
"Potresti anche bussare".

Disegna la sua frase nella condensa sullo specchio e decide di aspettarla in cucina.

"Hai lasciato la porta aperta, quasi congelavo".
"Troppo vapore non ti fa bene".
"Troppe cose non mi fanno bene"

La stringe a sé ancora avvolta nell'accappatoio bagnato.
"Che cosa mi volevi dire?".
"Niente di importante".
"Dimmelo".
"Vatti ad asciugare i capelli, prima".

Fa due piccole porzioni dello spezzatino con le patate pronto da scaldare e le mette nel frigorifero.

"Anche io ti amo" gli sussurra lasciandogli cadere una ciocca fredda sulla guancia
"Però non ti sei asciugata i capelli".

These days

Sono giorni senza bussola. Passeggiate in una foresta con raggi di sole che confondono. Cammino, mi perdo nei disegni di una corteccia, coloro le guance di terra rossa, dormo sul muschio.
Non lo so. Sono giorni in cui potrei essere ovunque e andare da nessuna parte. Con i cani che abbaiano lontano, le onde che battono sulle chiglie di barche lasciate a dormire, insonni.
Giorni di speculazione e contemplazione, senza uno schema, ritmo blando e accasciato che si rincorre tra una risata stupida, un pianto improvviso. Giorni belli per stordirsi, morire di pensieri e ritornare. Darsi coraggio, trovare volontà, partire ancora, dimenticare davvero. Stancarsi.
Sono giorni in cui non so niente e tutto è rarefatto e insieme opprimente. Giorni di ricerca di una spiaggia oltre gli alberi, da cui vedere sorgere il sole, nuovo, dal mare. E sapere che non ci sarà e dubitare, ancora, che sia una brutta notizia.
 

A letto col nemico

Anni fa ho visto in tv 'A letto col nemico'. Se ci pensiamo bene, la situazione normale è che col nemico ci dormiamo ogni notte. E Ci facciamo la doccia, compriamo le barbabietole, mettiamo in ordine il cassetto dei calzini. E' che il nemico siamo noi. Non è una deriva autolesionista, in realtà è una riflessione tremendamente positiva: Sun Tzu va in gita a Delfi, si guarda allo specchio, sconfigge il nemico e poi esce a cena con le sue vergini.

Vi è mai capitato di fare un incubo? C'è un istante, poco prima del risveglio, in cui - mentre ancora cercate di sfuggire dallo psicopatico con l'ascia - una parte del vostro cervello inizia a dirvi "Svegliati, cazzo, è solo un incubo. Apri gli occhi, apri quei cazzo di occhi e vedrai che finisce tutto". Poi aprite gli occhi. Per un po' vi guardate attorno nella vostra camera, controllate che tutto sia in ordine e finalmente vi convincete che era solo un brutto sogno.

Di solito va così.
Mettete, invece, che appena il battito del cuore si è calmato vi girate nel letto e vi ritrovate lì, accucciato accanto a voi, lo psicopatico del sogno.
Come pensate di sentirvi?
Ecco, con un piccolo sforzo di immaginazione, questo è proprio come mi sento io.

Ora si tratta solo di conciliare il primo paragrafo di questo post con i successivi.